Insidious - Fuori dall'altrove, la recensione: squadra che vince, si cambia
Il sesto capitolo di Insidious cambia famiglia e regista ma non la sostanza: un horror che strizza l'occhio ai videogiocatori, tra fascino a metà e formula ripetitiva
L'horror commerciale e industriale è sempre a caccia di registi e storie per rendere infiniti i loro franchise, così arrivato al sesto film, il marchio Insidious cerca di cambiare pelle per non cambiare niente per davvero: cambia protagonista dopo l'abbandono della famiglia Lambert e arriva in regia Jacob Chase, fattosi notare con Come Play.
Fuori dall'Altrove vede come protagonista Amelia Eve nei panni di Gemma, una dentista che ha un passato tormentato e cerca di vivere una vita normale con la figlia. Strani e inquietanti sogni però la perseguitano finché non capirà di essere una viaggiatrice dell'Altrove con un potere particolare: poter portare le anime malvagie con lei al ritorno dal mondo reale.Una famiglia tutta al femminile, con Lin Shaye ponte tra due ere
Chase, insieme a David Leslie Johnson-McGoldrick, scrive una specie di ripartenza della serie, scegliendo una nuova famiglia tutta al femminile, mantenendo Lin Shaye come ponte sia tra il vecchio e il nuovo, sia tra i morti e i vivi, e puntando molto di più a un pubblico di videogiocatori.
Soprattutto durante la prima parte infatti, Insidious sembra voler titillare coloro che amano Silent Hill e affini, usando in modo peculiare le soggettive per ispezionare i luoghi dell'Altrove come farebbe un giocatore armato di joypad, con le luci di Dave Garbett e le scenografie a creare le atmosfere giuste per una ricerca orrifica; più o meno a metà, il film diventa un vero e proprio gioco, tra caccia al tesoro ed escape room, spiegando le proprie regole due o tre volte e allora il fascino si spegne e resta la formula ripetitiva, la missione tirata per le lunghe, il baraccone ad altezza adolescente prima che l'horror teso o perturbante che sembrava poter essere.Il mestiere dei produttori salva la messa in scena
Se è facile scambiare il film per un prodotto discreto, è merito del quartetto di produttori Blum, Peli, Wan e Whannell (quest'ultimo l'artefice della serie) che sanno far fruttare i budget dei loro film e scegliere mestieranti abili a non dar troppo l'impressione che si stia vedendo un film dozzinale: la sequenza del fortino di cuscini è una delle migliori in ambito pauroso di questa stagione, il lavoro di Gemma si presta a disgustose variazioni sul tema e un paio di omaggi al Fulci di Zombi 2 e L'aldilà faranno contenti gli appassionati.
Solo che poi, a conti fatti, c'è molto poco che possa lasciare davvero soddisfatti gli spettatori: non c'è vera paura se non qualche spaventino, c'è una generica tensione da chi sa condurre un racconto in porto, ma di idee forti o di vera inquietudine (e l'ennesima figlia tormentata da madre difficile non crea questa sensazione) non c'è traccia.