Intruders – La recensione
[San Sebastian Film Festival] Un ottimo Clive Owen non salva l'horror molto soft diretto da Juan Carlos Fresnadillo e scritto - male - da Casariego & Marques...
Il sogno, quella vita parallela che ci accoglie spesso appena chiudiamo gli occhi distesi sul letto, ha caratterizzato tanti racconti cinematografici, forti di un innegabile punto di partenza capace di scuotere chiunque: quanto potrebbbe essere preoccupante se ciò che si sta vivendo ad occhi chiusi travalicasse le dimensioni e diventasse realtà?
A inserirsi in questo calderone c’è ora un nuovo titolo, Intruders, thriller paranormale diretto dallo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo, già autore di 28 settimane dopo, e scritto dalla coppia di suoi connazionali Casariego & Marques.
Lo stesso mostro senza faccia infesta i sogni di due bambini di due capitali europee lontanissime tra loro (Madrid e Londra). Non si tratta solo di non dormire, c’è qualcosa che va al di là: il timore di essere rapiti nel cuore della notte. Come si può però fare capire ai rispettivi genitori che non si tratta di semplici incubi, ma di qualcosa di molto più serio? E, se anche poi i genitori gli credessero, come si potrà impedire alla mostruosa creatura di non tornare mai più?
Ciò che ne esce così è un horror molto soft adatto quasi più ai bambini che ad un pubblico adulto, la cui morale della favola potrebbe essere: finite sempre i compiti per il giorno dopo prima di andare a dormire...