Juno
Una sedicenne si ritrova incinta e decide di portare avanti la gravidanza. La pellicola vincitrice del Festival di Roma è discreta, ma conferma lo stato di crisi del cinema indipendente americano...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloJunoRegiaJason ReitmanCastMolto spesso, è facile (e anche un po' ingiusto) prendere ad esempio una pellicola per parlare di discorsi più ampi e che magari non le rendono giustizia. E' forse il caso di Juno, pellicola sicuramente molto carina, ma che porta con naturalezza a discutere dell'attuale situazione del cinema indipendente americano.
Di per sé, Juno è una pellicola molto graziosa, con dei dialoghi spesso esilaranti. La giovane Ellen Page (che conosciamo soprattutto per aver incarnato Kitty Pride nell'ultimo X-Men) è una protagonista notevole, che infonde un'energia inedita ad un personaggio così giovane (anche se a tratti certe frasi sembrano un po' forzate e buttate lì solo per suscitare un sorriso).
Ed ecco il problema generale. Per chi è cresciuto negli anni ottanta e novanta con il cinema indipendente di Sam Raimi, dei fratelli Coen, di John Sayles e di Jim Jarmusch, per poi proseguire con Quentin Tarantino, Todd Haynes, Gus Van Sant e tanti altri, risulta fastidioso vedere come dal Sundance ormai emergano solo dei prodotti che sembrano studiati a tavolino per essere distribuiti da una grande major e accontentare un ampio pubblico. Possibile che Juno (o Little Miss Sunshine, che comunque era più convincente) siano i lavori migliori del cinema indie a stelle e strisce? Per fortuna che ci sono i documentari...