Jupiter's Legacy vol. 1, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo volume di Jupiter's Legacy, di Mark Millar e Frank Quitely, edito da Panini Comics
Basti pensare che, nell'ambito dell'Universo DC Comics, le prime due generazioni erano nettamente divise, con i primi eroi della Golden Age, i più noti dei quali diedero vita alla Justice Society of America, che lasciarono campo alle nuove e più famose leve, i quali fondarono poi la Justice League (of America). Certo, le varie modificazioni di continuity, tra realtà alternative multiversali e reboot editoriali, hanno, nel tempo, cambiato le variabili di un'equazione che però è sostanzialmente costante: ci sono più versioni degli stessi eroi, appartenenti a diverse generazioni.
Un altro tema molto valido da analizzare e discutere è il rapporto tra la figura del supereroe e la politica. Spesso questi due "contenitori" sembrano essere sostanzialmente antitetici tra loro, quasi come se chi indossa maschera e mantello diventi automaticamente allergico a ogni credo e ideologia politica, o la dimentichi magicamente grazie a qualche congegno in grado di "sparaflashare" e cancellare la memoria come in Men in Black. Più volte ci siamo imbattuti in ardite analisi da parte di intellettuali (o dovremmo dire intellettualoidi?) che spendevano migliaia di battiture nel provare a chiarire una volta per tutte una "grande2 verità nascosta: ma Batman è un supereroe di destra o di sinistra? Oppure, perché Superman non smantella tutti gli arsenali nucleari nel mondo e debella in un giorno la minaccia nucleare dalla faccia della Terra? Talvolta queste analisi altro non divengono che mero chiacchiericcio da bar, ma, al di là di tutto, l'argomento di base è davvero molto interessante. Anche qui, molti autori hanno provato a dare la propria risposta, quasi sempre sotto forma di What If?: per esempio, cosa sarebbe accaduto se il razzo che ha portato Kal-El sulla Terra fosse atterrato nell'URSS anziché in Kansas? La risposta in Superman: Red Son, fumetto guarda caso scritto proprio da Mark Millar, sceneggiatore anche di Jupiter's Legacy.
Lo scrittore scozzese, uno di quelli che la sa lunghissima, nonché uno degli autori di fumetti più "influenti" dell'era moderna (tanto da aver fondato una sua personalissima etichetta editoriale, denominata, in maniera poco auto-celebrativa, Millarworld), prende i due suddetti (macro)temi, eredità e politica, e li fonde assieme, costruendo su queste basi una storia di supereroi pura e classica nella sua struttura, soprattutto quella iniziale. La storia prende il via nel primo dopoguerra, quando un gruppo di giovani che ha perso tutto a causa delle conseguenze del "Giovedì Nero" di Wall Street del 1929, si avventura alla misteriosa ricerca di un'isola che non c'è, o meglio che non dovrebbe esserci, non essendo segnata su alcuna cartina. In realtà, l'unico ad aver visto questa terra misteriosa tra le vastità dell'oceano è Sheldon Sampson, uno dei protagonisti dell'opera: il "problema" è che però tale visione è stata onirica. Immancabilmente, però, tale sogno si rivelerà veritiero, portando uno sparuto ed eterogeneo gruppo di persone a un incontro ravvicinato con una forma di vita extraterrestre che dona loro della straordinarie e diverse capacità, trasformandoli, di fatto, nella prima generazione di supereroi, in grado di traghettare il mondo verso un roseo futuro da un'era di crisi.
Una delle cose che i detrattori di Millar rimproverano spesse volte allo scrittore è di essere poco autoriale, estremamente pop e incapace di scrivere qualcosa di davvero innovativo dai tempi di Civil War, riciclando continuamente idee già usate da lui o da altri, cambiandole semplicemente "veste". Francamente, consideriamo queste critiche infondate e gratuite: il fumetto di supereroi è ontologicamente pop, e, esistendo da quasi un secolo, inevitabilmente va a proporre ciclicamente tematiche probabilmente già lette. Il vero talento di Millar sta, paradossalmente, proprio in quello che gli viene ingiustamente criticato: saper realizzare storie sempre attuali e massivamente interessanti (si pensi che quasi ogni suo titolo gode di un adattamento cinematografico), utilizzando temi generalisti, e fondendoli tra loro alla perfezione. Jupiter's Legacy ne è un degno e stupendo esempio, anche grazie a un taglio narrativo maturo, violento e politicamente scorretto.
Questa storia, inoltre, prende vita grazie alle matite di uno degli artisti più apprezzati del fumetto moderno, Frank Quitely. Nel corso della sua carriera, il disegnatore di Glasgow ha dimostrato di essere capace di disegnare qualsiasi tipo di storia, di personaggi e di ambientazione. Nel caso di Jupiter's Legacy sceglie di adottare una costruzione della pagina classica, facendo volutamente riferimento al fumetto del passato e conferendo così a questa storia un piacevole retrogusto vintage: quasi sempre la pagina è divisa in quatto vignette orizzontali di egual dimensione (qualcuna delle quali, talvolta, divisa in più vignette in senso verticale), donando così allo storytelling di Jupiter's Legacy una grande fluidità e una caratterizzazione "da pellicola", specie quando la storia presenta una sequenza molto rapida e dinamica. Il tutto senza rinunciare alla realizzazione di alcune splash page da urlo, centellinate per i momenti più significativi della storia. Sia che la vignetta sia di esigue dimensioni, sia che occupi tutta una pagina, il realismo e la cura spasmodica del dettaglio rimangono perfetti e immutati, con Quitely che dimostra per l'ennesima volta di non perdere mai smalto.