Kraken, la recensione
Abbiamo recensito per voi Kraken, la graphic novel Tunué di Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Dopo Dylan Dog 373: La fiamma, Emiliano Pagani si è momentaneamente separata dall'altra metà dei Paguri, Daniele Caluri, cimentandosi in un'altra opera lontana per genere e stile da Don Zauker e Nirvana. È con l'inchiostratore di quest'ultimo titolo, Bruno Cannucciari, che lo scrittore livornese ha firmato per Tunué la graphic novel Kraken, un racconto di mare basato sulla leggenda dell'orco degli abissi.Il protagonista, Dougarry, è un conduttore televisivo, che presenta un programma d'intrattenimento sui grandi misteri irrisolti, una sorta di Voyager, per capirci. È una persona pragmatica, sola e disillusa che veste un ruolo da vincente sul piccolo schermo che non gli appartiene nella vita reale.
Il soggetto di Pagani è una storia dai toni cupi e dal sapore amaro. Il filo rosso che lo pervade è il tema del mostro, ma l'elemento curioso e immaginifico si affievolisce lungo l'intreccio. Il gioco narrativo è una favola che viene meno pian piano, con il fantastico che cede il posto all'orrore.

Sfogliando l'elegante cartonato, emerge immediatamente il talento e la classe di Cannucciari; una lunga carriera alle spalle la sua, gran parte della quale dedicata a Lupo Alberto, di Silver. Qui, però, il tratto è decisamente più realistico e sporco, e le pagine non in bianco e nero ma nemmeno propriamente a colori: l'artista romano utilizza la tonalità seppia, una sorta di marrone-grigio in tutte le sue possibili sfumature, quasi impregnandone la carta, soprattutto in alcune splendide splash-page.
Questo particolare pigmento, utilizzato in Fotografia per ottenere un effetto d'invecchiamento, qui sembra sottrarre la vicenda a una dimensione terrena, sospendendola in un limbo spazio-temporale, come se ci fosse stata restituita direttamente dalle profondità dell'oceano.