La bella morte, la recensione
Abbiamo recensito per voi La bella morte, graphic novel d’esordio di Mathieu Bablet
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Provate a immaginare la reazione di un padre assente che incontra dopo tanti anni il figlio, o di un ragazzo che finalmente trova il coraggio di farsi avanti con la ragazza dei suoi sogni... quando cominciano a piombare dal cielo degli insettoidi di origine aliena con la missione di porre fine alla razza umana. Puff, ogni illusione svanisce: il tempo è scaduto. Immaginiamo il vostro sorrisetto cinico, davanti a una premessa tanto surreale. Ma se accadesse a voi, proprio ora, cosa rimpiangereste di non aver fatto per tempo?
Siamo stati catapultati in uno scenario post-apocalittico desolante: tra imponenti grattacieli e cattedrali, tutto giace a terra, colpito dallo strapotere delle creature extraterrestri. Tre superstiti, dei perfetti sconosciuti, sono costretti a fare squadra mentre su di loro aleggia una duplice minaccia: gli insettoidi e la fame. Nudi, di fronte ai demoni interiori che sono infine costretti ad affrontare, i protagonisti di La bella morte portano in scena le contraddizioni di chi ha vissuto procrastinando e ora è costretto ad agire per continuare a vivere.
Bablet si produce in una prova di grande sensibilità con cui tratta temi di una certa rilevanza. Sin dalle prime battute è chiara la riflessione portata avanti sul tempo, sul suo indiscusso dominio e sul vano tentativo di resistergli: tutto si inchina di fronte a questo invincibile antagonista, non resta che polvere.
Rispetto alla versione originale, in questa edizione le tavole sono state rivedute e corrette dall'autore, che in chiusura sottolinea come l’occasione gli abbia permesso di fare riflessione su “un disegno all'epoca ancora incerto” (un rimpianto in meno per lui). Ed è questo, effettivamente, il limite di La bella morte: se da un lato i nostri occhi si perdono estasiati tra le affascinanti architetture delineate da Bablet, dall'altro non possiamo non notare una certa fissità nelle anatomie, le quali non riescono a valorizzare la recitazione e l’espressività dei personaggi.
Un neo che passa in secondo piano, sia chiaro, dato che l’attenzione viene catturata dalla maestria con cui il fumettista francese differenzia ogni scena a livello scenografico, lasciando che i luoghi diventino protagonisti nel lento e inesorabile scorrere del tempo. La bella morte è dunque un fumetto che merita certamente di essere scoperto, e, manco a dirlo, il consiglio è quello di non rimandarne oltremodo la lettura.