La casa in fondo al lago, la recensione
Alexandre Bustillo e Julien Maury glorificano con La casa in fondo al lago il loro amore per il cinema, creando un horror subacqueo dove lo sguardo è al centro di tutto.
Non sarà impeccabile tecnicamente, non sarà esaustivo riguardo le spiegazioni, ma quanto è incredibile nonostante tutto La casa in fondo al lago? Il nuovo horror del duo francese Alexandre Bustillo e Julien Maury è pazzesco perché non solo assolve minuto per minuto al compito del genere, creando continuamente tensione e aspettative, ma perché sa giocare con una “multiprospettiva” tecnologica e visiva da capogiro, usando gli strumenti del cinema e del linguaggio audiovisivo (anche del videogioco) per creare una precisa situazione spettatoriale, dove chi guarda può stare addirittura oltre i personaggi, nelle braccia della paura, spersonalizzato e messo a nudo. Se questo non è ragionare su/con l’horror, non sappiamo cosa possa esserlo.
La premessa sta tutta qui e il resto è sola pura azione, seguita totalmente live e addosso ai personaggi. Tutto viene giocato in come i due protagonisti interagiscono con l’ambiente e tra di loro, e in una scenografia suggestiva e chiaramente visibile ed esplorabile (grazie alla fotografia di Jacques Ballard, che ha reso in modo naturale un ambiente difficilissimo da gestire) Bustillo e Maury possono liberamente lavorare sui punti di vista. A loro disposizione vi sono, oltre al consueto occhio registico, tre dispositivi: le due GoPro ad altezza soggettiva e il drone che procede in modo indipendente, e che il più delle volte viene mandato avanti in barba al pericolo. “Peccato” che il drone siamo noi spettatori, perché Bustillo e Maury spesso si divertono a mettere chi guarda in una posizione scomodissima e doppiamente terrorizzante, dove si teme non solo per la vita dei personaggi ma, paradossalmente, per la propria: o meglio, per il proprio punto di vista, che sulla sceneggiatura non esiste ma che nella storia in fieri diventa fondamentale. Un punto di vista che da freddo e impassibile diventa umanizzato e mortale.
La situazione che si crea è assolutamente affascinante, e non sorprende in questo senso che proprio Jason Blum, il quale dell’horror tecnologico ha fatto la sua fortuna e il suo mito, abbia acquisito i diritti sul film. Sì, c’è anche lo spiegone, ma è uno spiegone che ci sta tutto e anche se il risultato non è perfetto e fa intuire la possibilità di una articolazione visiva ancora più complessa (specie nei momenti clou, dove tutto si accartoccia in modo abbastanza confuso), La casa in fondo al lago è soprattutto una dimostrazione di stile e di capacità discorsive. Bustillo e Maury glorificano così il loro amore per il cinema, per i suoi strumenti, di cui riempiono la casa e che, alla fine è l’unica possibile risoluzione narrativa. Dove vedere equivale a credere.
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