La crociata, la recensione
Prendere sul serio le nuove generazioni è ciò che davvero ci esorta a fare La crociata, e Garrel riesce in questo intento con una semplicità e un senso di umanità sorprendenti.
Dopo Due amici e L’uomo fedele, Louis Garrel con La crociata presenta un nuovo episodio del suo alter ego cinematografico Abel: stavolta il conflitto del suo personaggio narcisista ed egocentrico non è però una questione solamente privata. In La crociata, infatti, la disillusione e lo scetticismo di Abel si scontrano con una questione generazionale (più che di ideali di veri e propri stili di vita e visioni del mondo) e porta Garrel (che ha co-scritto il film con il recentemente scomparso Jean-Claude Carrière) su un piano di racconto altrettanto incisivo e sofisticato, ma che conserva perfettamente allo stesso tempo quella dolcezza e quel senso di umanità difettosa che caratterizzano il suo cinema.
Il rischio di perdersi nell’ansia della denuncia non c’è affatto, perché in questa storia piccolissima (ma solo per ordine di grandezza: appena un’ora di film con un plot minimale) la questione ecologica si stringe subito nell'ambito familiare, raccontato proprio alla luce di come le diverse generazioni affrontano il cambiamento. Con grande intelligenza di scrittura La crociata riesce però a mischiare finemente il macro (il futuro per i bambini, ma anche il passato per Abel, che una volta era più idealista) e il micro (la relazione tra i genitori e quella tra il figlio e i coetanei, per certi versi decisamente più adulte).
Se Abel riassume la posizione di chi tramite lo scetticismo vuole proteggere uno stile di vita che fatica a cambiare, la madre Marianne (Laetitia Casta, vera e propria protagonista) è invece colei che realmente capisce che ascoltare senza paternalismo i più piccoli è decisivo per rendere un futuro migliore qualcosa di più di un miraggio.
Forse non è un caso che, in L'uomo fedele, Abel si lamentasse di non essere in grado di parlare ai bambini: "Mi rivolgo a loro come se fossero adulti, ed è sbagliato. E quando parlo con loro come se fossero bambini, sbaglio comunque”. Con La crociata, invece, Abel ha finalmente capito che bisogna semplicemente ascoltare.
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