La dottrina, la recensione
Abbiamo recensito per voi La dottrina, opera di Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico
"Difficile restare impassibili davanti a una simile pietra miliare del Fumetto."In tal senso, il Fumetto è uno di quei linguaggi che permette al lettore di avere costantemente il controllo della situazione: può scegliere con facilità e libertà di saltare delle parti, di tornare indietro o di fare un balzo in avanti, tramite pagine in cui il concetto di tempo è contratto e dilatato a piacimento; addirittura, in alcuni casi può aprire diverse pagine simultaneamente davanti agli occhi, anche se lontane tra loro. Si tratta dunque di riuscire a sfruttare appieno il contenitore che si sceglie per raccontare una storia passa, anche per la profonda comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti.
In questo fumetto, Bilotta e Di Giandomenico mettono al centro il tema del linguaggio inteso come forma di potere assoluto con cui esercitare il controllo all'interno di una società distopica (e dispotica), dove la libertà di comunicazione e pensiero figlia delle emozioni rappresenta il più grande tesoro del mondo. Per trasmettere questo dissidio profondo tra coercizione e desiderio di salvezza frutto della necessità innata di comunicazione tra gli uomini, i due fumettisti scelgono di ambientare la storia in un mondo fittizio fatto di edifici e dottrine fuori scala che condivide ampie basi con l'estetica architettonica e grafica che ha imperversato in Italia nel primo ventennio del Novecento.
Da un lato è presente il rigore formale della Città Nuova ideata da Antonio Sant'Elia, riferimento ideale per qualsiasi forma di potere assoluto difficilmente ascrivibile a un momento specifico della storia; dall'altro c'è la rottura dei dogmi di rigidità e incasellamento legati alla carta stampata e, in generale, alla comunicazione testuale accademica tanto cari a Filippo Tommaso Marinetti, un dei padri del Futurismo.
I disegni e il lettering, quest'ultimo realizzato con maestria da Luca Bertelè, assumono mai come in questa occasione dei connotati simbolici e narrativi carichi di dettagli, riferimenti incrociati e citazioni, tutti contenuti volti a offrire al lettore ogni strumento possibile per decodificare (letteralmente) ogni singolo input visivo. La varietà di caratteri tipografici alfanumerici ha una sua ragion d'essere pari a quella del singolo tratto di china o pennello, sottolineando una profonda conoscenza della semiotica da parte dell'intero team creativo.
La comunicazione, sia essa tra i personaggi o tra gli autori e i lettori, è sicuramente la chiave di volta dell'intera vicenda, punto di partenza e di arrivo di più percorsi sicuramente complessi, ma decifrabili fino in fondo. Chi ha il volume tra le mani, proprio come i personaggi presenti all'interno del Mito della Caverna ideato dal filosofo Platone, acquisisce man mano nuove nozioni per comprendere al meglio l'insieme che gli viene offerto sotto gli occhi, scegliendo se sfruttare o meno tali conoscenze per scoprire le varie stratificazioni.