La scuola senza pudore vol. 1, la recensione
La scuola senza pudore è il primo successo di Go Nagai, ambientato in un istituto dove i professori non hanno alcun freno inibitore nei confronti delle studentesse...
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
L'interruzione è stata una conseguenza delle proteste ricevute da Shueisha da parte dell'Associazione Genitori e Insegnanti per via alle numerose scene di nudo; è una delle prime controversie di questo tipo che si abbatte su un fumetto giapponese che proprio per gli abbondanti elementi erotici è considerato il capostipite del genere ecchi, ovvero commedie in cui sono presenti ammiccamenti sessuali più o meno espliciti. La scuola senza pudore è stato infatti il primo manga rivolto a bambini e adolescenti a infrangere il tabù del sesso nei manga, perciò possiamo considerarlo il principale responsabile della futura diffusione del fenomeno del fan service, ovvero l'utilizzo di biancheria intima o nudità femminili mostrate per stuzzicare gli ormoni dei lettori.
La storia ha per protagonista il bulletto della scuola Yasohachi Yamagishi e il suo giovane sottoposto Vicolo Cieco. I due cercano di sopravvivere alla vita scolastica, resistendo alle angherie dei crudeli insegnanti e cercando di fare colpo sulle compagne di classe, una su tutte: l'affascinante Yubei.
Ciò che rende bizzarra questa scuola è che i professori sono dei veri e propri trogloditi, a partire dal buffo Godzilla Barbuto che indossa soltanto una pelle di tigre; tutto il corpo docenti è però rappresentato come un'entità malvagia e i genitori sono descritti come figure che non vedono l'ora di punire i propri figli, dando vita a un conflitto generazionale spudorato e anche abbastanza sopra alle righe.
Ovviamente bisogna avvicinarsi alla lettura considerando il contesto sociale e la differente sensibilità dell'epoca, la stessa che permetteva negli anni '40 a Will Eisner di affiancare a Spirit un servitore di colore senza alcun limite di politically correct nell'utilizzo degli stereotipi. Bisogna infatti pensare a La scuola senza pudore come una risposta all'estrema rigidità del sistema scolastico giapponese, che l'autore ha ideato proprio dopo il '68, mentre l'Occidente stava vivendo un processo di liberalizzazione sessuale.
Questo non rende più accettabili scene tanto esagerate, ma di certo può essere un elemento da considerare per non additare Go Nagai come un pervertito; dal punto di vista narrativo invece certi atteggiamenti libidinosi e grotteschi rimangono surreali ed è difficile credere che, ad esempio, un professore trovato nudo in classe venga semplicemente punito con una riduzione dello stipendio.
È difficile mantenere la sospensione dell'incredulità di fronte a atteggiamenti così esagerati e immotivati di alcuni personaggi, che inevitabilmente intaccano anche l'efficacia della situazione comica. La struttura a episodi autoconclusivi in questo primo volume mostra appena qualche accenno di ripetitività, per cui restiamo in attesa di scoprire nelle prossime uscite se Go Nagai abbia trovato un modo per variare questa schema o se sia rimasto a crogiolarsi del successo ottenuto con qualche vignetta pruriginosa in più.