La Torta del Presidente, la recensione: una bimba e un gallo nell'Iraq di Saddam Hasan Hadi esordisce al cinema con un'opera prima dalla classe cristallina.

Tra infanzia e dittatura, La Torta del Presidente racconta l’Iraq di Saddam con poesia e realismo: un esordio potente su amicizia, guerra e resistenza umana.

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C'era un'usanza, in Iraq, negli anni Novanta di Saddam Hussein. Pochi giorni prima del compleanno del Ra'is, nelle scuole gli insegnanti entravano in classe con una ciotola in mano chiedendo agli studenti di scrivere il proprio nome su un foglietto di carta. Poi ne veniva estratto uno a sorte: lo studente prescelto avrebbe preparato una torta di compleanno in onore di Saddam. Altri, invece, venivano incaricati di prendersi cura della frutta, delle decorazioni, dei prodotti di pulizia, perfino dei fiori. Il regista Hasan Hadi, per sua stessa ammissione, una volta ebbe l'onere di occuparsi proprio di quest'ultima mansione: "Un anno fui io a portare i fiori. Credo di avere ancora una foto di me con il bouquet in mano da qualche parte nella mia biblioteca". 

E fu un bene, perché in fin dei conti si trattava in assoluto del compito più facile per un bambino: "Ricordo ancora il sollievo della mia famiglia. Tutto quello che dovevo fare era trovare dei fiori". Perché se il compito non fosse stato eseguito a dovere, ci sarebbero state conseguenze gravi. È su queste basi che si sviluppa La Torta del Presidente, con la differenza che è proprio sull'esecuzione del compito principale che presta il titolo al film che la narrazione si muove. E sarà una bambina a farlo, la piccola Lamia, portata in scena dall'altrettanto esordiente Baneen Ahmed Nayyef con una grazia da veterana. 

Un esordio da manuale

L'aggettivo "altrettanto" è scelto non a caso. Sembrerà strano vedendo il taglio di immagini scelto, l'elegante fluidità di manovra dei movimenti della cinepresa, la fotografia ricercata e raffinata nei suoi colori tenui e perfino la purezza del realismo magico che trasuda dai fotogrammi filmici, ma quella di Hadi è per davvero una prima regia. Un esordio dorato, di quelli che lasciano il segno e scavano dentro. Al punto da arrivare sino alla prestigiosa Quinzaine des Cinéastes della 78esima edizione del Festival di Cannes in cui La Torta del Presidente è stato presentato in anteprima mondiale attirando l'attenzione di critica, pubblico e addetti ai lavori. In questo è lecito credere che grande merito sia dovuto anche alla Maiden Voyage Pictures, importante e silenziosa casa di produzione fondata nel 2014 da Chris Columbus (non un omonimo, il Columbus di Gremlins e I Goonies) assieme alla figlia maggiore Eleanor, che negli anni ha contribuito alla resa produttiva, tra le altre cose, di alcuni dei più importanti successi di Robert Eggers (The Witch, The Lighthouse, Nosferatu). 

Ma se Hadi è arrivato perfino a essere insignito del Caméra d'Or, ovvero del premio che Cannes assegna alla miglior opera prima tra tutte le selezioni ufficiali del Festival (la menzione speciale è toccata al travolgente My Father's Shadow, di Akinola Davies Jr.), di certo è tutta farina del suo sacco di puro talento. E infatti vive di una distribuzione pregevole La Torta del Presidente, con la Sony Pictures Classics che ne ha curato l'uscita nel mercato statunitense, e la "nostra" Lucky Red per quella italiana. Una scelta che in quest'ultimo caso vive in piena continuità con i precedenti distributivi de Il Seme del Fico Sacro di Mohammad Rasoulof e di Un Semplice Incidente di Jafar Panahi. Cinema importante, prezioso, di grande valore artistico oltre che umano, per scuotere le coscienze, comprendere bene e non dimenticare mai cosa accade nel mondo là fuori. 

Restare umani

Gli anni Novanta in Iraq, del resto, sono stati gli anni della spaventosa Guerra del Golfo. Conflitto che i meno giovani ricorderanno sicuramente – specie per come, a un certo punto, sembrò quasi esplodere in una spaventosa e potenziale terza guerra mondiale – e che lasciò non pochi strascichi segnando per sempre la politica estera statunitense negli anni a venire. Erano gli anni dell'oramai celeberrima operazione Desert Storm. Un'intensa campagna di bombardamenti aerei iniziata il 17 gennaio 1991 e terminata ufficialmente il 23 febbraio successivo, il giorno della liberazione del Kuwait, che portò con sé oltre 100.000 morti e quasi 88.000 tonnellate di bombe sganciate sui civili. E ci sono le bombe in La Torta del Presidente, arrivano nel finale, con una potenza impressionante che spazza via tutto. Ma è qualcosa a cui i piccoli Lamia e Saeed (Sajad Mohamad Qasem) si sono abituati in qualche modo. Fanno un gioco tutto loro in cui si guardano dritti negli occhi: il primo che li abbassa perde e il mondo intorno si ferma. Ecco, prima ancora che ritratto storico incisivo e lucido, La Torta del Presidente è soprattutto uno splendido film sull'amore e l'amicizia come forza salvifica in tempo di guerra e per certi versi basterebbe questo per consigliarne la visione a viva voce come fosse una necessità vitale e tutto sommato anche morale, ma c'è di più. 

C'è l'armonia con cui queste componenti si sviluppano, l'ostinata ricerca di bellezza mentre là fuori tutto brucia, ma soprattutto di vita. Perché nonostante le bombe e l'oppressivo regime di Saddam che taglia le gambe al proprio popolo tra saccheggi e razzie, non c'è momento in cui Lamia, il suo chiassioso gallo e il compagno di viaggio Saeed, non facciano di tutto per mantenersi e sentirsi vivi nonostante l'ordinaria disumanità intorno. In un certo senso rievocativo, nella sua tenerezza sporca a misura di bambino, di capisaldi del genere come Dov'è la casa del mio amico? di Abbas Kiarostami del 1987 e di quel Il palloncino bianco, del 1995, che di Jafar Panahi fu esordio folgorante ed espressione solitaria di un sodalizio irripetibile (la sceneggiatura è a firma Kiarostami), ma con un'anima lucida originale e nuova, tutta sua, che ne rende la visione tanto familiare quanto profondamente differente. 

Non a caso selezionato dall'Iraq come candidato di punta per la corsa agli Oscar nella categoria Miglior film internazionale. Un traguardo non concretizzatosi proprio sul più bello, alla soglia della cinquina, ma con il vanto dell'ingresso in short-list. L'ennesima conferma della caratura eccellente de La Torta del Presidente. Un film d'epoca con attori bambini non professionisti, intriso di poesia urbana e magia filmica come soltanto i capolavori che lasciano il segno sono in grado di fare. Che sia un'opera prima, poi, rende il tutto ancora più miracoloso ma da Hasan Hadi d'ora in avanti, specie dopo un esordio del genere, è lecito attendersi davvero l'impossibile.

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