Last Man voll. 1 - 6, la recensione
Abbiamo recensito per voi i sei volumi BAO di Last Man, un fumetto d'avventura e arti marziali che è molto, molto più di ciò che sembra
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Buon segno, dato che una storia che mette insieme un torneo di arti marziali mescolate a evocazioni elementali, un mondo fatato e dai tratti a metà tra manga shonen e fantasy accanto a un'ambientazione metropolitana futuribile, circondata da un deserto popolato di bruti motorizzati alla Mad Max o Ken il Guerriero, un complotto segreto transdimensionale e un drammone familiare con tanto di passato oscuro di madre single che nasconde la propria vera identità e, infine, un piccolo romanzo di formazione adolescenziale, non è proprio semplice da mandare giù se non c'è qualcosa a mantenere salda l'attenzione e a incuriosirci costantemente. C'era questo qualcosa tra le pagine di Last Man? Sì, ma non siamo riusciti a capire cosa. E questo ci innervosisce, perché siamo dei lettori pignoli e analitici, induriti da mille battaglie dialettiche su cosa sia l'equilibrio narrativo e stilistico.
Sapete qual è la buona notizia? Che voi, che state leggendo in questo istante, probabilmente non lo siete. Pertanto, non sentite l'obbligo quasi morale né il peso dell'abitudine a smontare e rimontare una sceneggiatura per capirne l'ispirazione, gli scopi, le dinamiche. Sicché, avete tutte le possibilità per seguire Marianne Velba, donna bellissima che vive nella Valle, un luogo dove il contatto tra gli esseri umani e la natura è profondissimo e si manifesta nelle discipline marziali, e suo figlio Adrian, un gracile guerriero ancora bambino destinato a crescere molto in fretta, se vuole vincere la coppa del torneo assieme al misterioso Richard Aldana, un lottatore indubbiamente abile, ma spregiudicato e poco ortodosso, che decisamente non lotta, non vive e non pensa come gli altri abitanti della Valle. Perché, chiaramente, non lo è.
Non sembra fumetto francese, Last Man. Ma, del resto, non sembra nulla di già noto. Cambia in continuazione, non solo per ambientazione, per atmosfere narrative, suggerendo un'avventura fiabesca per poi diventare qualcos'altro, rivelandosi più duro e adulto di quel che ci ha illusi per poi porci di fronte a una trovata o a una soluzione che mai ci saremmo aspettati da quanto appena letto. Sfugge a definizione, questa avventura dalla dinamica particolare, in cui i ruoli dei personaggi sono sempre confusi, mai del tutto saldi, rischiando a volte di risultare poco definiti e sviluppati.
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Un dubbio produttivo, come dicevamo, che non uccide la nostra curiosità. Probabilmente, anche in contumacia con lo stile di disegno leggero e dinamico, dalla linea mai precisa e, in perfetto accordo con la vicenda, non chiusa, aperta, quasi non finita, ma decisamente elegante nel suo rimanere a metà fra influenze giapponesi e atmosfere europee anni Settanta che a noi è piaciuto molto, soprattutto per la sua capacità di piegarsi alle situazioni, di giocare con il chiaroscuro dove serve e con le scale di grigio.
Chissà cos'è quella nota amaricante, in fondo al cocktail di generi e tropi che abbiamo appena bevuto? Che sia frutto della fortuna o dell'abilità del barman, non è niente male.
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