Un Lavoro Vero, la recensione
Caporedattore, ex grafico e illustratore, appassionato di tutto ciò che è narrazione per immagini.
E che ci vai a fare in Germania?
Per la nuova collana Le città viste dall’alto edita da Bao, ecco Un Lavoro Vero dello spagnolo Alberto Madrigal, qui alle prese con la sua prima opera da autore completo. Caratterizzato da una linea pulita e una sintesi invidiabile, lo stile di Madrigal si è evoluto enormemente negli ultimi anni, lasciandosi alle spalle le convenzioni supereroistiche e sbocciando definitivamente grazie ad influenze prettamente europee. Il suo tratto delicato può riportare alla mente grandi artisti come Gipi e Cyril Pedrosa, ma prendendo confidenza con la poesia delle sue tavole si ha la certezza di aver trovato una voce nuova nel panorama fumettistico.
Voglio perdermi nelle strade. Scoprire un posto che non sapevo ci fosse.
Anche se è sempre stato lì.
Come va il tuo progetto?
Un Lavoro Vero è una storia autobiografica e attuale che tratta attraverso apparente semplicità e grande scorrevolezza una tematica complessa come la realizzazione dell’individuo. Lavoro, giovani, crisi: bastava poco per sfociare nella politica o peggio nella retorica. Eppure il tema è portato a compimento con realismo e zen. Alberto Madrigal rimane centrato in questa cronaca delle consapevolezze acquisite, dal giorno in cui tutto viene messo in discussione a quello del raggiungimento dell'obbiettivo. L’ultimo atto di questo percorso è quindi affidato a noi: la lettura di un fumetto che fino a poco tempo fa era un sogno da realizzare e ora è un’opera che ha tutte le carte in regola per ispirare a sua volta i creativi di domani.
