Le Storie 13: Il Moschettiere di Ferro, la recensione
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
Per l'albo che dà il via a un'ideale seconda annata de Le Storie, Giovanni Gualdoni scrive un'avventura di cappa e spada che vuole ricreare l'atmosfera dei romanzi di Dumas e ci riesce. L'ambientazione pittoresca e gli intrighi di palazzo riescono ad affascinare il lettore, anche grazie alle suggestive tavole di Giorgio Pontrelli.
Il vero elemento d'attrattiva è però il moschettiere di ferro che dà il titolo all'albo, un personaggio misterioso e ben caratterizzato che ruba la scena, anche grazie all'incredibile capacità di Pontrelli di renderlo espressivo nonostante l'immobilità della sua maschera di metallo.
Una volta entrati nella Francia del 1642 e constatato come l'autore sia riuscito a donare una spruzzata di steampunk sul contesto storico/letterario già ampiamente sfruttato, rimane ben poco.
Ci sono singoli momenti memorabili, scene ben strutturate e molto piacevoli anche dal punto di visivo. Ma la vicenda dopo la metà dell'albo lascia a desiderare e prosegue su binari abbastanza prevedibili, non continua a catturare il lettore quasi sprecando le potenzialità che un contesto simile potrebbe offrire. Non c'è una trama degna di nota, l'impressione è che sfogliando l'albo si assista a una presentazione del contesto narrativo e del bizzarro protagonista, elementi che comunque giustificano la lettura dell'albo, ma non supportati da un intreccio ben pianificato che avrebbe potuto farli splendere ancor di più.