London Calling, la recensione
Abbiamo recensito per voi London Calling, graphic novel di Andrea Barattin pubblicata da Kleiner Flug
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
In questo viaggio, però, non sarà solo: lo accompagna la sua fidanzata Andrea, fumettista, che lo seguirà un po’ controvoglia. I due partiranno per cercare di costruire un futuro insieme, perché in fondo Londra offre tante opportunità e, come successo a un amico di un nostro amico, da lavapiatti potremmo diventare financo manager di un ristorante. Andrea, in realtà, è l’alter ego fumettistico dell’autrice, Andrea Barattin, di questo London Calling, edito dalla casa editrice fiorentina Kleiner Flug, che può essere visto come un vero e proprio manuale di sopravvivenza per tutti i giovani italiani che decidono di intraprendere un percorso di vita e lavorativo, o semplicemente viaggiare, nella capitale della terra di Albione. E sono tante le difficoltà da affrontare, molteplici i tabù da sfatare una volta sbarcati all’aeroporto di London Stansted.
Nel suo complesso la lettura scorre piacevole e fluida, in una continua alternanza di vignette e testi che oltre a ottenere l’effetto sperato (la risata) potranno tornarvi davvero utili qualora decideste di intraprendere davvero quest’avventura. Ed è proprio l’ironia l’arma forte di questo romanzo a fumetti, più in generale di questa generazione. La capacità di non lasciarsi andare alla disperazione, la volontà di reagire a una situazione ormai statica e cristallizzata in cui tutto cambia per rimanere uguale a se stesso. In una nazione vecchia e sbiadita in cui da troppi decenni non si parla di rivoluzione e cambiamento, l’ironia diventa lo strumento giusto per scardinare la noia, per raccontare un momento tanto difficile quanto cruciale come quello dell’andare oltremanica. L’autoironia con la quale la Barattin tratteggia questo romanzo è, dunque, uno strumento per esorcizzare quella paura che accompagna gli attimi prima della partenza, l’ansia per non essere all’altezza della sfida che li aspetta, la frustrazione per un eventuale fallimento. L’autrice invita a non prenderci troppo sul serio, a essere sempre pronti a tutto, anche ad accettare una sconfitta per poi ripartire.
Anche la componente grafica risente di questa scelta stilistica dell’autrice: le figure sono volutamente caricaturali, le colorazioni pastello conferiscono un’aura quasi incantata, infantile nell’approccio alla rappresentazione. L’immagine della City per luoghi comuni, il ricorso a figure iconiche per dare un volto e una consistenza fisica a stereotipi ampliano ulteriormente il distacco dalla dura e cruda realtà, permettendo quell’esercizio di dissimulazione che la Barattin persegue. Ogni tavola ha una costruzione libera, priva di schemi o griglie che vadano a bloccare lo storytelling. Le vignette si susseguono in maniera vivace e leggera anche quando vengono riempite di testo. Un plauso particolare va al lavoro compiuto in fase di produzione del volume alla casa editrice che ha scelto un volume di grande formato e con carta di ottima qualità.