Looper, la recensione
L'acclamato thriller sci-fi di Rian Johnson mescola con abilità i piani cronologici e, soprattutto, le menti dello spettatore, ma dove vuole andare a parare esattamente?
Ammirando i poco rassicuranti paesaggi urbani di Looper, in maniera abbastanza analoga a quanto accadeva con I Figli degli Uomini di Alfonso Cuaròn, viene quasi naturale rimpiangere quella fantascienza più barocca, se non addirittura escapista, fatta di progresso senza fine, macchine volanti e chissà quale altra meravigliosa amenità tecnologica.
Tutto questo si traduce nella sostanziale impossibilità di costruire una vita e degli affetti. A che serve avere una compagna, dei figli, quando sai che un giorno qualcuno deciderà che è giunta – prematuramente – la tua ora? Questo meccanismo va incontro a qualche problema quando a incontrarsi saranno Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis, le due facce, a età differenti, del medesimo Looper.
L'ultimo lavoro di Rian Johnson, che arriva in Italia distribuita dalla Buena Vista International, ha consegnato al trentanovenne regista statunitense quell'accoppiata di consenso critico e successo commerciale che risulta sempre particolarmente gradita, specie se, come in questo caso, il budget realizzativo del film non tocca cifre esorbitanti. 30 milioni di dollari di budget e 166 milioni di box office world wide sono un bel risultato per questo filmmaker che si era già fatto apprezzare per la sua opera d'esordio, Brick (sempre interpretato da Joseph Gordon-Levitt), e per il successivo The Brothers Bloom (ancora inedito nel nostro paese).
A convincere ci sono poi le interpretazioni di Gordon-Levitt e Willis. Malgrado la diffidenza iniziale del vedere il protagonista di 500 Days of Summer e quello di Die Hard alle prese con il medesimo personaggio – diffidenza dovuta più che altro a timori collegati al make-up – devo ammettere che sono entrambi estremamente credibili nei panni di un Joe Simmons a età differenti e che il trucco prostetico è ben fatto. Come ogni buona pellicola basata su paradossi spazio temporali, Looper riesce a “svicolare” con un breve “momento spiegone” le eventuali obiezioni dell'immancabile spettatore col ditino alzato che sarà presente nella sala cinematografica, seduto a chissà quale distanza dal posto che occupate. Il problema maggiore di questa opera che, lo dico subito a scanso di equivoci, merita di essere vista e rivista per essere assimilata del tutto, è che forse la posizione del Rian Johnson regista/sceneggiatore non pare essere ben chiara. Come vi ho detto prima, ma questo dato s'intuisce facilmente già dalla semplice trama del lungometraggio, le aspirazioni sono alte, come nella fantascienza di serie A.
C'è il monito relativo al dove stiamo andando, al dove stiamo conducendo un pianeta sempre più fortemente diviso fra un'oligarchia di ultraricchi e una massa sterminata di nullatenenti. Una strada che tanto nella realtà quanto nella fiction pare ormai essere a senso unico.
C'è Bruce Willis che spara e ammazza criminali come sa fare solo lui, cosa che, da sola, potrebbe garantire una piena promozione al film.
Last but not least, Johnson trova anche il tempo di citare uno dei più seminali capolavori che il fumetto e l'animazione giapponesi abbiano mai regalato al mondo intero (non cito il titolo in questione perché sarebbe uno spoiler davvero eccessivo e gratuito, anche se il suo "sentore" è percepibile fin dalle prime battute del film).