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Maschi Veri 2, la recensione: l’amicizia è il vero cuore della serie

La serie Netflix torna con nuovi episodi e continua a decostruire il mito del maschio moderno attraverso un racconto sempre più convincente.

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Netflix lo ha fatto di nuovo: ha puntato sul cavallo giusto. Nel 2022 arrivava in Spagna Machos Alfa, una serie che raccontava la crisi della mascolinità attraverso quattro amici quarantenni cresciuti all’interno di un modello patriarcale e improvvisamente costretti a fare i conti con una società in cui quelle vecchie certezze iniziavano a svanire. Nel 2025, quel materiale narrativo ha trovato una nuova veste tutta italiana grazie a Groenlandia, che con la produzione di Matteo Rovere ha unito quattro attori dalle personalità marcate: Matteo Martari, Pietro Sermonti, Francesco Montanari e Maurizio Lastrico.

Maschi Veri ha ottenuto un buon successo al debutto e la seconda stagione, disponibile su Netflix dal 7 ottobre, alza ulteriormente l’asticella, confermandosi un prodotto con la giusta dose di divertissement, ma capace al tempo stesso di offrire diversi spunti di riflessione.

L’amicizia è il vero cuore di Maschi Veri 2

I protagonisti di Maschi Veri 2 - ©Netflix

La prima stagione di Maschi Veri si era concentrata in particolar modo sulla mascolinità tossica, cercando di smontare un modello sociale oggi sempre più contestato. La seconda compie invece un salto di qualità attraverso una sceneggiatura più raffinata: la comicità resta la chiave di volta, affidata a quattro attori che sanno bene come padroneggiarne tempi e sfumature, ma la serie porta il suo dialogo su un altro livello. Emerge così, portato ancora più in superficie, uno dei pilastri fondanti della storia: il peso che può avere un’amicizia nel modo in cui affrontiamo le nostre relazioni sentimentali e professionali.

Quella che lega Mattia, Luigi, Riccardo e Massimo è infatti un’amicizia disinteressata, in cui nessuno deve dimostrare qualcosa per sentirsi accettato dagli altri. All’interno del gruppo ognuno può semplicemente essere ciò che è, indipendentemente da quello che accade nel lavoro, nella coppia o nel resto della propria vita. Si sostengono, si spronano e, quando serve, si dicono le cose in faccia. Senza filtri. Ed è anche grazie a questo confronto continuo che riescono a guardare con maggiore chiarezza ciò che accade nelle loro vite, comprese le relazioni con le rispettive partner: alcune da recuperare, altre ancora da migliorare.

A far funzionare ancora di più questo legame sono le interpretazioni dei quattro protagonisti. Martari, Sermonti, Montanari e Lastrico riescono a restituire un’intesa molto naturale, che giova tanto al racconto quanto all’alchimia tra i personaggi. A tal punto che, come accadeva già nella prima stagione, realtà e finzione sembrano quasi confondersi: guardandoli insieme si ha davvero l’impressione che quei quattro siano amici anche fuori dallo schermo.

Una scrittura che sa accendere più di una riflessione

Una scena di Maschi Veri 2 - ©Netflix

Anche sul piano contenutistico Maschi Veri 2 mostra una maggiore maturità, dando un ritmo ancora più incalzante alla narrazione e offrendo a chi guarda più di un’occasione per riflettere. Disseminati nella storia ci sono infatti alcuni spunti legati a questioni su cui, ancora oggi, il dibattito rimane aperto. Non diventano colonne portanti della stagione, ma trovano spazio in scene più fugaci che, proprio per questo, riescono a innescare un ragionamento senza appesantire l’intreccio. Uno dei più interessanti riguarda il gender gap. Massimo trova lavoro all’interno di una produzione televisiva guidata da una donna e immersa in un ambiente prevalentemente femminile. Al suo arrivo, le sceneggiatrici, portatrici di un femminismo volutamente esacerbato fino ad assumere tratti tossici, gli spiegano che è stato assunto proprio per colmare il divario di genere presente nella squadra. Il paradosso è evidente: una dinamica che storicamente ha penalizzato soprattutto le donne viene qui ribaltata e applicata a un uomo. Ed è proprio questo rovesciamento a far sorgere una domanda: a che punto siamo oggi e quanto si sono realmente accorciate quelle distanze?

A questo si aggiunge un altro tassello, quello dell’esasperazione di concetti come femminismo, politicamente corretto, inclusività e attenzione al linguaggio. La serie non mette in discussione ciò che rappresentano, ma osserva cosa può accadere quando vengono estremizzati fino a trasformarsi in regole talmente rigide da perdere di vista il loro vero focus. È allora che principi nati per eliminare specifici squilibri rischiano, paradossalmente, di crearne altri - e, con essi, di perdere parte del loro significato originario. Ancora più del primo capitolo, Maschi Veri 2 si pone così un obiettivo preciso: essere un prodotto piacevole che, mentre fa ridere, stimola un pensiero critico sul nostro tessuto sociale e umano. Non più soltanto una rappresentazione di ciò che un uomo non dovrebbe essere, ma un tentativo di capire che cosa significhi esserlo oggi, mentre i vecchi modelli vengono pian piano abbattuti.

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