Milk
Vita privata e pubblica di Harvey Milk, il primo politico dichiaratamente gay a essere eletto in una grande città americana. Sean Penn e Gus Van Sant perfetti, in un prodotto che rappresenta la Hollywood che amiamo...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloMilkRegiaGus Van SantCastSean Penn, James Franco, Josh Brolin, Emile Hirsch, Diego Luna, Alison Pill
Uscita23 gennaio 2008La scheda del film
Diciamo subito che la prima mezz'ora di Milk è probabilmente la più bella ed efficace che il regista abbia mai realizzato nella sua carriera. Van Sant, infatti, riesce a trovare un mix stilistico che non confonde mai e che soprattutto non ci allontana dai personaggi, ma al contrario ce li rende ancora più umani e vicini. Sembra quasi di vedere una pellicola della nouvelle vague o del free cinema inglese degli anni sessanta, con lievi tocchi da François Truffaut, Lindsay Anderson o Richard Lester (forse il punto di riferimento maggiore di questa prima parte). Magari la camera rimane spesso fissa, ma comunque questo non impedisce di regalarci immagini stupende (la piscina, le foto in bianco e nero di James Franco, l'immagine dei protagonisti riflessa in un fischietto). In questo, un plauso deve sicuramente andare all'ottima fotografia di Harris Savides (lo straordinario professionista che si è occupato, tra le altre cose, di Zodiac), che riesce a risultare curatissima senza apparire eccessiva o enfatica. E non va assolutamente sottovalutato l'apporto di Danny Elfman, che lavora anche lui sulla sottigliezza, dovendo barcamenarsi tra l'opera e canzoni celebri del periodo. Ma basterebbe il lavoro fatto nei trenta secondi in cui Harvey Milk pensa di essere seguito per promuoverlo a pieni voti.
Forse, nella seconda parte si ha l'impressione che Van Sant si 'soffochi' un po', limitando il suo lavoro e risultando meno convincente. Va detto, però, che questa scelta stilistica è perfettamente in sintonia con la storia, quando Harvey Milk deve conciliare (talvolta senza riuscirci) il suo ruolo pubblico con la vita privata. Certo, di sicuro nel finale la metafora della Tosca risulta un po' troppo pesante e il climax avrebbe meritato una minore retorica. Ma sono peccati veniali, soprattutto considerando che Van Sant è riuscito a fare tutto questo con soli 15 milioni di dollari di budget, che vengono gestiti benissimo e che sullo schermo sembrano almeno il doppio.
Per il resto, Emile Hirsch dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori attori della sua generazione e anche uno dei più bravi a scegliersi i ruoli (vabbeh, quel film lunghissimo e coloratissimo recente ce lo dimentichiamo volentieri). Josh Brolin, nel tempo non enorme a sua disposizione, riesce a creare un ritratto interessante di un personaggio fondamentale nella storia. E se Diego Luna è una conferma, ho l'impressione che questa prova possa lanciare definitivamente Alison Pill nell'olimpo delle giovani attrici più interessanti di Hollywood. Ovviamente, impossibile dimenticarsi di James Franco, che nello stesso anno passa ottimamente da un prodotto come Strafumati a un titolo del genere e, oltre a un'interpretazione memorabile, ha anche la battuta migliore di tutto il film. Speriamo che se lo ricordi anche l'Academy e non limiti le sue scelte interpretative al solo Penn...