Mio fratello è un Vichingo - The Last Viking, la recensione: Chiedi chi era John Lennon…

Un uomo che crede di essere John Lennon, un fratello criminale e un passato da ricucire: una dark comedy surreale e toccante sul bisogno di identità, amore e appartenenza.

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“With A Little Help From My Friends parla di questo: quando si ha qualcuno non si è mai soli”. È probabilmente questo il senso ultimo del film Mio fratello è un vichingo – The Last Viking, scritto e diretto dal regista danese premio Oscar Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo) con protagonista Mads Mikkelsen in un ruolo inedito e toccante. È Manfred, un uomo con dei problemi mentali che ha deciso di non essere più Manfred, ma di essere John. Non un John qualunque, ma John Lennon. Lennon e i Beatles, allora, diventano il filo conduttore, il leitmotiv di una vicenda familiare tanto stralunata quanto toccante, una dark comedy con la testa tra le nuvole ma preziosa come un diamante, un film in the sky with diamonds. “Immagina, è più facile se ci provi” cantava Lennon. Il nostro Manfred immagina. E nel personaggio di John trova la via a una fuga psicogena che, lo capiremo, ha perfettamente senso. 

Volevo essere John Lennon

I fratelli Anker (Lie Kaas) e Manfred (Mikkelsen) condividono un passato difficile e poco altro, dato che Anker ha passato gli ultimi quindici anni in carcere per una rapina. Quando esce, dunque, torna a cercare il bottino che aveva affidato al fratello. Ma Manfred apparentemente non ricorda più dove il denaro è stato sepolto: negli ultimi anni infatti il suo disturbo dissociativo della personalità si è aggravato al punto che è convinto di essere John Lennon, rifiuta categoricamente la sua vera identità e ha addirittura sviluppato una strana ossessione per i cani altrui.

Alla ricerca di Paul, George, Ringo… e Bjorn

Chiamami col tuo nome: se si tratta di Manfred, è qualcosa che non si può fare. Lo vedrete: se lo chiami Manfred il nostro eroe tenta immediatamente il suicidio gettandosi da qualunque luogo si trovi, che sia un palazzo o una macchina in corsa. Così suo fratello Anker, per interesse, prova ad assecondarlo. E anche il medico che lo ha in cura ci prova. E allora, tutti insieme, provano a “ricostruire” i Beatles. Anche se il sedicente Ringo Starr si trova in Svezia. E anche se l’altro membro della band, a seconda di chi si sente di essere, è Paul e George insieme. Ma anche, se quel giorno lo decide, Bjorn degli Abba. The Last Viking è così, è una farsa ma è anche una storia terribilmente seria. 

Se l’unico “normale” è un assassino

Con i Beatles a fare da fil rouge – evocati ma mai abusati, con le giubbe di Sgt. Pepper che arrivano a un certo punto del film e una loro canzone soltanto alla fine – e i vichinghi come altro tema che accompagna la storia per poi rivelarsi nel finale, The Last Viking racconta una storia dolorosa, quella di un disagio mentale e di un’infanzia difficile con un tono tutto particolare, che diverte, intrattiene, ma non ci fa mai perdere di vista di cosa stiamo parlando. È un film in cui, fateci caso, l’unico “normale”, che dir si voglia, è Anker: un criminale, un assassino, un truffatore. E in cui i “matti”, alla fine, sono migliori dei sani. 

Rain Man girato dal fratello violento di Kaurismaki

Paul McCartney ha inventato il Sgt. Pepper quando i Beatles erano stufi di essere se stessi, della loro identità. E allora trovare un’altra identità può essere una risposta, può addirittura salvare una vita. È questo il senso di un film che racconta una storia completamente nuova, ma che tuttavia ci sembra di avere già visto. Pensateci. Ci sono due fratelli, un padre che non c’è più e dei soldi. C’è un viaggio, c’è un incontro prima fatto di interesse e poi di affetto. Sì, The Last Viking è Rain Man girato dal fratello violento di Kaurismaki. Del regista finlandese c’è l’aria sospesa, surreale, quel senso di sentirsi ubriachi di giorno. Ma, a differenza del suo cinema, qui c’è troppa violenza in alcuni punti: è fuori luogo rispetto al tono del film ed è forse il suo unico difetto.

Da Festen a The Last Viking: c’è del dramma in Danimarca 

Se i Beatles hanno cambiato se stessi, lo fa anche il cinema danese. 30 anni fa raccontava i traumi dentro la famiglia con il registro del dramma e il rigore formale del Dogma nel seminale Festen di Thomas Vinterberg. Ora tocca in fondo gli stessi temi ma lo fa con un film immaginifico e fantasioso, ma non meno intenso. Se tutto questo teatro dell’assurdo ci risulta alla fine credibile, tangibile, se il tragico e il comico ci arrivano, è merito della scrittura, della regia e di un cast in cui spicca un inedito Mads Mikkelsen, a tratti irriconoscibile, uno che avrebbe potuto continuare a fare l’uomo d’azione o il cattivo a Hollywood e invece si ricorda di tornare a casa e valorizzare anche il cinema danese. Con un piccolo aiuto di un ottimo cast, si può fare. Con un piccolo aiuto degli amici si può trovare il proprio posto nel mondo. E cercando gli altri Beatles, dei compagni di band, si può trovare se stessi. È questo che ci dice The Last Viking. Ed è un messaggio non banale. 

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