Neonomicon, la recensione
Abbiamo recensito per voi Neonomicon, opera di Alan Moore, Antony Johnston e Jacen Burrows che rielabora la narrativa horror di H.P. Lovecraft in chiave moderna
Volendo presentare a un neofita Neonomicon si farebbe presto a dire che in questo fumetto il Bardo di Northampton incontra la narrativa di H.P. Lovecraft, uno dei romanzieri del XX secolo che ha contribuito in maniera significativa a rendere l'horror un genere di massimo rispetto. Questa sintetica affermazione sarebbe però sin troppo riduttiva per esprimere al meglio la potenza narrativa (e visiva) di questa storia.
Nella realizzazione di Neonomicon, Moore parte dall'assurdo che gli eventi narrati nelle opere di Lovecraft, su tutti quelli inerenti al cosiddetto Ciclo di Cthulhu, si siano verificati per davvero nell'America rurale del XX secolo, specie nella cittadina nota come Salem, nel Massachusetts (e sulla mitologia legata a questa località si potrebbero scrivere svariati trattati e saggi). Dunque, Lovecraft non ha inventato un bel niente, ma si è limitato a essere testimone di eventi straordinari, per poi parafrasarli in romanzi e racconti.
Nel volume preso in esame, che raccoglie sia la storia in due parti Il Cortile che la mini di quattro Neonomicon (di fatto il sequel della prima), assisteremo a un ritorno in scena dell'opera lovecraftiana ai nostri giorni. Tutto ha inizio con una misteriosa serie di omicidi, ben quindici, perpetuati con lo stesso identico modus operandi da tre diversi assassini, i quali non hanno alcuna apparente connessione tra loro se non quella di aver frequentato lo stesso locale, il Club Zothique, situato nell'aberrante distretto di Red Hook. Un federale esperto di Teoria della anomalie sarà dunque chiamato a investigare, andando di fatto a scoperchiare il proverbiale Vaso di Pandora che era meglio restasse ben chiuso. Nel sequel di questo racconto, continueranno le indagini dell'FBI su questo strano caso, indagini che si sposteranno, appunto, a Salem, e che risveglieranno un mito da tempo sopito e destinato a trascinare il pianeta in una nuova era.
E poi c'è l'elemento addizionale che Moore aggiunge a questa magico calderone: quello della sessualità, dell'erotismo. Non è mistero che siano in molti a vedere nell'intera narrativa lovecraftiana una sorta di sfogo represso e soffocato da parte di un uomo che, secondo quanto ci tramandano le biografie in maniera più o meno attendibile, ebbe non pochi problemi con il suo ego sessuale: del resto, la leggenda narra che nel corso dell'infanzia Lovecraft fosse obbligato a vestirsi da bambina per volere della madre... Cosa succede, dunque, se gli impliciti riferimenti al sesso fatti dallo scrittore divengono (molto) espliciti e vengono portati alla luce del sole, fungendo da vera e propria chiave di volta attorno alla quale ruota tutta la narrazione? Lo scoprirete leggendo Neonomicon.
Spendiamo due righe, consapevoli che ne meriterebbe molte di più, per il disegnatore di quest'opera, Jacen Burrows: l'artista americano è davvero perfetto per illustrare un racconto di questo tipo, il cui stile è più secco ed essenziale rispetto a quanto Moore ci ha abituato. Con il suo tratto realistico ed elegante, ma deciso e potente, Burrows riesce a dare degnamente vita a tutto lo sconvolgente e affascinante orrore presente in ogni pagina di questo volume, pagine dotate di uno storytelling preciso e puntuale che rende la narrazione assolutamente fluida e comprensibile anche nei suoi passaggi più intricati.