Non ti pago, la recensione | TFF 39
De Angelis continua sul solco tracciato da Natale a casa Cupiello, riuscendo con Non ti pago a far rivivere a pieno l’opera
Quanto l’atmosfera nella casa dei Cupiello era gelida e fredda, così quella degli ambienti di Non ti pago gioca su colori accesi e ipersaturi, tra vestiti e vetrate sgargianti, su un versante iperrealista e surreale. Il protagonista sembra vivere in una dimensione magica tutta sua, tra comportamenti bizzarri e un egocentrismo senza freni. Come in un film di Wes Anderson, l’assurdità della situazione scaturisce anche per come i personaggi (Quagliolo ma anche tutte le altre figure maschili che gli girano attorno) non si rendono conto della propria nevrosi, continuando imperterriti nelle proprie faccende, in una corazza mai scalfita da quanto gli fanno notare gli altri.
In questa direzione, sono fondamentali due componenti che, lavorando in sintonia, evitano la semplice "messa in scena" di una pièce teatrale. Le musiche di Enzo Avitabile, accompagnamento continuo e sovente in primo piano, ci guidano in tutti i vari passaggi della narrazione; la regia di De Angelis si impegna a mostrare il suo occhio e la sua mano. Non un mero sfoggio esibizionista, bensì uno strumento utile ai fini dell’operazione. L’enfasi sui primi piani è funzionale a porre l’accento sul dramma vissuto dai personaggi; gli elaborati movimenti di macchina e la costruzione dell’inquadratura su più livelli a infondere una scansione narrativa che tiene avvinghiati. Il regista non si rivolge dunque solo ai conoscitori del testo originario, ma costruisce un’opera per un pubblico più ampio possibile, che può non conoscerne lo sviluppo, facendo leva su un senso di attesa continuo e sui diversi colpi di scena.
Poteva sembrare facile e scontato "portare a casa" il risultato, partendo da un testo di un maestro come De Filippo. Eppure, tra i tanti adattamenti per il piccolo e grande schermo nel corso degli anni, di scivoloni ne abbiamo visti parecchi, come recentemente Mario Martone con Il sindaco del Rione Sanità. De Angelis invece continua sul solco tracciato da Natale a casa Cupiello, riuscendo, nella giusta commistione tra fedeltà di partenza e freschezza negli intenti, a far rivivere a pieno l’opera.