Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la recensione: Max e Mauro ci dicono di goderci la salita, perché è bellissima
La seconda stagione della serie sugli 883 è un racconto universale su cosa vuol dire inseguire e i sogni e cosa accade quando si avverano, quando si arriva un cima. Ed è un fantastico Amarcord sugli anni Novanta, quelli che hanno formato tanti di noi.
David Lynch aveva avuto un grande successo con la sua serie TV Twin Peaks. Tanto che il pubblico, e di conseguenza i produttori, di quella storia ne volevano ancora. Lynch, però, aveva scelto la via più difficile: quella di non dare al pubblico subito quello che si aspettava. Di spiazzarlo. Così prima in Fuoco cammina con me e poi in Twin Peaks: Il ritorno, un film e una serie che sono rispettivamente il prequel e il sequel di Twin Peaks, aveva iniziato in modo inusuale, aveva portato il pubblico dove voleva lui - da un’altra parte, prima di tornare alla storia principale. Ecco, fatte le debite proporzioni, Sydney Sibilia, creatore della serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, che è il sequel della serie di successo di due anni fa, Hanno ucciso l’uomo ragno, ha fatto la stessa cosa.
Un Amarcord sugli anni Novanta
Se il secondo album è sempre più difficile del primo, anche la seconda stagione di una serie praticamente perfetta è più difficile della prima. E così l’ansia di Mauro e Max è stata la stessa di Sydney Sibilia e di tutto il suo team. Sono stati gli stessi i dubbi, il senso della sfida. Ma la sfida è riuscita. E la seconda stagione della leggendaria storia degli 883 sta alla prima come il secondo album, Nord Sud Ovest Est, sta al primo, Hanno ucciso l’Uomo Ragno. È più matura, più a fuoco, più universale. Ed espande l’immaginario degli 883. La seconda stagione non è solo la storia di due amici, ma quella di un mondo, una Pavia mitologica con vista Milano e lo star system, e un sguardo ancora più in là, verso il sogno dell’America. Ma, ancora di più, la seconda stagione è un Amarcord, un Come eravamo sugli anni Novanta.
La serie riesce a immergerci totalmente in quel mondo romantico e orgogliosamente analogico, fatto di vinili e cassettine (che arrivano direttamente dagli anni Ottanta di Mixed By Erry, altra grande opera di Sibilia), di abiti ingenui ma a loro modo elegantissimi. E di quei programmi tivù e radio che erano la nostra coperta di Linus: il Festivalbar, il Karaoke di Fiorello, Radio Deejay. Quello che ci piace di Nord Sud Ovest Est è tutta “la musica che gira intorno” agli 883, un viaggio dagli anni Settanta ai Novanta: Iggy Pop, i Simple Minds, Come mai che sfuma in Ordinary World dei Duran Duran, i Radiohead, gli INXS, gli Smashing Pumpkins.
Il sogno americano? Era a Pavia
Oggi che l’America non è più quella che ci scalda il cuore e accende l’immaginario, abbiamo capito una cosa. Che il sogno americano si può vivere anche da noi, e loro lo hanno fatto. Max Pezzali e Mauro Repetto, che alla loro band hanno dato un nome davvero a stelle e strisce, quello di un modello dell’Harley Davidson, l’american dream lo hanno vissuto davvero: dal nulla sono arrivati al successo, da amici incontratisi sui banchi di scuola, contro ogni pronostico, sono arrivati in testa alle classifiche e hanno raggiunto la fama. Il sogno americano, allora, può realizzarsi anche a Pavia. E, cosa ancora più importante, possiamo realizzarlo tutti.
Ma Nord Sud Ovest Est non è solo la storia di un sogno. È anche quella del suo rovescio, dei dubbi che assalgono chi ha raggiunto la vetta. Nord Sud Ovest Est, intesa come la canzone ma anche la serie, è la storia di una grande crisi d’identità, di qualcuno che “si è perso nella notte”. In quel “questa io come la ballo?”, in fondo, c’è un’altra domanda, che tutti prima o poi ci siamo posti nella vita: “io chi sono?” “Qual è il mio posto nel mondo?”. A chiederselo è Mauro, ma la domanda se la pongono entrambi gli 883. Chi siamo? La risposta è: “non lo so”. E sono queste parole ad entrare nel testo di Nord Sud Ovest Est. E solo adesso capiamo che quell’allegra canzoncina in stile mariachi nascondeva tanta malinconia e disorientamento, perché “forse quel che cerco neanche c’è”.
Che cosa sono i “pezzi della maturità”?
È intrigante, in Nord Sud Ovest Est, viaggiare dentro la creazione delle canzoni, raccontando delle vicende che, se non sono vere, sono comunque verosimili o appena romanzate. Storie che, partendo da un fatto vero, diventano più grandi, leggendarie. Così capiamo che la storia di Sei un mito, quella dei “tappetini nuovi, Arbre Magique” era più prosaica di quello che pensavamo. Che la festa di Rotta per casa di Dio era anche piuttosto importante, e il viaggio è stato anche più avventuroso di quello che dice la canzone. Proviamo a chiederci, insieme a Max e Mauro, che cosa significhi, quell’espressione, “i pezzi della maturità”. Qualcosa che i due amici rincorrono per tutta la storia, per capire alla fine che non saranno mai maturi come vogliono loro. Insomma, “non mi avrete mai come volete voi”. Anche se quella era un’altra canzone.
Lo sguardo di Mauro mentre Max canta Gli anni, che ha scritto da solo, dice tutto. È il segno che Mauro ha assolto il suo compito, proteggere il suo amico. Max, ora, può farcela da solo. E Mauro è pronto per un nuovo ruolo.
Non solo Max e Mauro
Matteo Oscar Giuggioli ed Elia Nuzzolo sono ormai una sicurezza. I loro Mauro e Max sono non solo convincenti, ma quasi iperrealisti, più veri dei veri artisti, tanto che ormai, nella nostra testa, i due 883 hanno i loro volti. Ma la seconda stagione è un racconto più corale che dà spazio a più personaggi. Dagli amici del cuore Cisco e Nemorino, al “mito” Michela Rossini, dalla Caterina di Aeroplano ai big come Fiorello. A spiccare sono il Pierpaolo Peroni di Edoardo Ferrario e il Claudio Cecchetto di Roberto Zibetti. Ma il colpo di fulmine è ancora la Silvia di Ludovica Barbarito, ancora una volta bravissima, naturale, solare, il volto che manca al cinema italiano. In questa storia non è a Pavia. Per lei, in modo decisamente interessante, è stato creato quel ruolo di “mentore” immaginario che era Humphrey Bogart per Woody Allen in Provaci ancora, Sam ed Elvis per Christian Slater in Una vita al massimo.