Paper Girls vol. 1, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo volume di Paper Girls, di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang, edito da BAO Publishing
Le quattro si dividono reciprocamente il territorio da coprire per le consegne in quella che sembra una notte come tante, eccezion fatta per gli stakanovisti ancora in giro in costume, dopo il tradizionale giro di "dolcetto o scherzetto". Ma quando le ragazze faranno il loro incontro con degli strani individui vestiti come ninja, troppo bizzarri anche per la notte di Halloween, sarà l'inizio di un'avventura distopica e psichedelica, che porterà le protagoniste a confrontarsi con una realtà molto diversa da quella che conoscevano sino al giorno prima, popolata da creature assurde e nella quale lo stesso spazio/tempo non è più un riferimento saldo.
Volendo fare una breve presentazione della natura stessa di questo fumetto, potremmo dire che Paper Girls è in un certo senso lo Stranger Things della Nona Arte, condividendo con la popolare e apprezzata serie TV Netflix, tematiche, personaggi e ambientazione sia temporale che spaziale. Questa serie è infatti figlia degli anni Ottanta, periodo nel quale è ambientata, e risente fortemente del background socio-culturale entro il quale lo stesso sceneggiatore è cresciuto. In Paper Girls ci sono un po' tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la cultura pop di quel momento storico: dalla biciclette, ai walkie-talkie, alla bizzarra e iper-trofica tecnologia, ai mostri, agli alieni, ai robot, ai ninja, ai viaggi nel tempo, alla musica rock (qualcuno ha detto Guns N' Roses?).
Se a questo sfondo si aggiunge che le protagoniste della storia sono quattro adulti in divenire, ognuno alla ricerca del suo posto nel mondo, sempre in lotta contro tutto e tutti, dai genitori agli "sbirri", ognuno con una vena ribelle e il profilo del nerd potenziale in un'epoca quale, diversamente da oggi, questo era tutto fuorché popolare, ma anzi vittima di esclusione e bullismo, otteniamo una ricetta vincente quasi in maniera aprioristica, sia per tutti i nostalgici dei Goonies, solo per fare un esempio, ma anche per tutti coloro che, più giovani, quell'epoca non l'hanno vissuta, ma ne sono misteriosamente e magneticamente attratti.
Valida la veste grafica del fumetto, con Chiang che con il suo stile elegantemente stilizzato e sintetico riesce a catturare benissimo lo spirito dell'epoca, dal design stesso delle protagoniste sino alle scelte di vestiario e di arredamento degli interni, regalandoci anche uno storytelling chiaro e preciso. Va detto che il livello della resa artistica dell'opera cresce con il prosieguo della storia, con la prima parte della stessa nella quale lo stile di Chiang appare lievemente rigido e un po' al di sotto degli standard ai quali ci aveva abituato: poco male comunque, perché i disegni di Paper Girls sono comunque sempre accattivanti, anche grazie ai colori saturi di Matt Wilson, capace di carpire al meglio la veste cromatica dell'epoca, in un momento storico nel quale il colore è stato quanto mai importante.
In conclusione, in questi prima arco narrativo di Paper Girls la storia cresce fluidamente ed esponenzialmente per arrivare al climax finale che lascia con il fiato sospeso il lettore: non vediamo l'ora di leggerne ancora, ben consci che il meglio deve ancora arrivare, e che dietro queste premesse c'è un grande mistero del quale abbiamo appena intravisto la punta dell'iceberg.