FILM

Pesaro Film Festival 2026: la recensione di Last Movies, un omaggio alla settima arte

Stanley Schtinter porta in anteprima al Festival di Pesaro il documentario Last Movies: un suggestivo viaggio in un secolo di cinema intrecciando icone, aneddoti e grandi film.

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Poco prima della sua morte, il 3 giugno 1924, lo scrittore Franz Kafka aveva visto Il monello, il film della consacrazione del genio di Charlie Chaplin. È questo il curioso incipit di Last Movies, il documentario girato dall’artista e filmmaker britannico Stanley Schtinter e presentato in anteprima italiana lunedì 15 giugno, in Piazza del Popolo, all’interno del Pesaro Film Festival 2026: una serata dedicata ad un singolare omaggio alla settima arte, con scene di classici più e meno noti che attraversano quasi un secolo di storia del cinema. Qual è il fil rouge tra i vari film citati in Last Movies? Si tratta, come indicato dal titolo degli “ultimi film” visti da alcune importanti personalità del Novecento prima della loro morte.

Gli “ultimi film” per ridisegnare un secolo di cinema

Alla base del documentario presentato a Pesaro c’è l’omonimo libro pubblicato da Stanley Schtinter nel 2023 e contenente un campionario ancora più ampio di esempi. L’idea per Last Movies è nata per caso, come raccontato da Schtinter qualche mese fa in un’intervista per The Hollywood Reporter: «Stavo leggendo riguardo l’assassinio dell’ex Primo Ministro svedese, Olof Palme, all’uscita da un cinema a Stoccolma nel 1986. […] La mia domanda era: cos’aveva guardato Palme? Questo mi sembrava un dettaglio non meno importante degli altri. Da lì, mi sono ricordato la leggenda di Ian Curtis della band Joy Division, che aveva guardato la prima messa in onda sulla televisione britannica di Stroszek di Werner Herzog, la sera in cui è morto».

«Ho cominciato a chiedermi», prosegue Schtinter, «se il ventesimo secolo, il secolo del cinema, possa essere ridisegnato sulla base di chi abbia visto cosa alla fine». È il motivo conduttore di un’opera in cui l’autore, affidandosi quasi interamente a spezzoni di film citati (ma spesso con giustapposizioni e montaggi sorprendenti), intraprende un percorso ‘schizofrenico’, ma proprio per questo fascinoso e sorprendente, all’interno del cinema di varie nazionalità ed epoche. Charlie Chaplin, ad esempio, offre un legame con Stanley Kubrick, di cui aveva visto e apprezzato Barry Lyndon poco prima della sua scomparsa; e le immagini di Barry Lyndon si amalgamano a quelle di Eyes Wide Shut, il film di cui Kubrick aveva appena terminato le riprese subito prima di essere stroncato da un infarto, nel 1999.

Da John Dillinger a Bette Davis, da Kurt Cobain a Jean-Luc Godard

Scandito dalla splendida voce narrante dell’attore Jeremy Irons, Last Movies non ha dunque l’approccio ‘accademico’ della maggior parte dei documentari sul cinema, ma fa leva piuttosto sull’aneddotica, alla ricerca di un gioco di echi e corrispondenze, impalpabile quanto fascinoso. Si passa così da John Dillinger, il vero gangster, ma anche l’icona consacrata sullo schermo da attori lontanissimi come Humphrey Bogart (Una pallottola per Roy) e Johnny Depp (Nemico pubblico), a Le due strade, il film con Clark Gable, William Powell e Myrna Loy proiettato nel cinema all’uscita del quale, nel 1934, Dillinger rimase ucciso in un agguato dell’FBI; e da Rainer Werner Fassbinder, prolifico maestro del Nuovo Cinema Tedesco, a 20.000 anni a Sing Sing, altro classico della Hollywood pre-Codice Hays, con Spencer Tracy e Bette Davis.

La passione per la Hollywood degli anni Trenta e Quaranta è particolarmente evidente nel documentario di Stanley Schtinter: da Humphrey Bogart e Bette Davis si passa per la diva Joan Crawford e per il controverso regista James Whale, di cui Schtinter rievoca un intenso melodramma a sfondo bellico del 1931, La donna che non si deve amare, in cui compariva pure una giovanissima Bette Davis. Ma in Last Movies si affacciano pure John F. Kennedy, Marilyn Monroe e James Bond, mentre il cinema contemporaneo è rappresentato da capolavori moderni quali Lezioni di piano di Jane Campion, l’ultima visione di Kurt Cobain, e Segreti e bugie di Mike Leigh. La chiusura, dopo una carrellata di “The End”, è affidata infine a Jean-Luc Godard, scomparso nel 2022 con un suicidio assistito: un “ultimo film” che, nell’explicit di Schtinter, suona quasi come uno sberleffo nei confronti della morte stessa.

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