Picnic a Hanging Rock 1x03: la recensione
Il terzo episodio di Picnic a Hanging Rock vede come protagonista la ricca Irma e conferma la parabola positiva della serie
Se, finora, Picnic a Hanging Rock si era presentato ai nostri occhi in forma di dramma collettivo, con il terzo episodio il focus della narrazione si stringe su un unico personaggio, prima della sua uscita di scena dalla linea temporale presente. Il dottor Mackenzie (Don Hany) si stupisce della perfetta condizione fisica della fanciulla, commentando che sembra aver trascorso quei misteriosi nove giorni "al chiuso", sottintendendo che è quindi nella natura selvaggia che risiede il pericolo che ha ghermito le ragazze scomparse.

Un odio che un'analessi decisiva ci rivela aver radici nell'irrisolta attrazione omosessuale di Irma verso Miranda, colpevole d'aver risposto tiepidamente a un bacio fin troppo coinvolto. Contrariamente a quanto supposto da Irma, la giovane rifiuta però le sue attenzioni non perché spaventata, bensì in quanto disinteressata; non c'è offesa più cocente per la vanitosa ereditiera, consapevole della propria studiata bellezza e (auto)convinta di poter soggiogare chiunque ella desideri.
È questa una sconfitta sociale più che romantica, dato che le attenzioni della ragazza nei confronti di Mike sembravano orientate più all'attirare, attraverso un prestigioso matrimonio, lo sguardo di una madre lontana e sostanzialmente assente dalla vita della figlia. La stratificazione emotiva di Irma diviene, in questo terzo episodio, un mordente efficacissimo per Picnic a Hanging Rock che, a fronte di un pilota non proprio memorabile, sta dimostrando di avere molto da dire rispetto all'ingombrante precedente cinematografico firmato da Peter Weir.

"Sarai schiava dei tuoi segreti per il resto della tua vita," prosegue Hester; non c'è, nel suo tono, alcuna malevolenza né minaccia. Alle nostre orecchie, la frase rivolta a Irma suona come la rassegnata presa di coscienza di chi, con i propri pesanti segreti, è costretta a confrontarsi ogni giorno, perseguitata tanto nella veglia quanto negli incubi dal terrore di essere rintracciata. Non c'è laudano che tenga, in questo caso: per quanto si sia sforzata di proteggere e soggiogare le allieve - dapprima Edith (Ruby Rees) e poi Irma - con il medesimo oppiaceo di cui anche lei fa probabilmente uso, i fantasmi del passato tornano sempre a visitare le proprie vittime.
Il commiato di Irma dal collegio è il tragico contraltare del suo arrivo mesi prima, celebrato con ossequi da parte di tutte le studentesse e del corpo docente; mentre l'istituto va a rotoli a seguito della tragedia che l'ha colpito, anche Irma ne subisce la medesima sorte, quasi linciata dalle compagne e insultata da Dora Lumley (Yael Stone). Ai loro occhi, il giudizio emesso è impietoso. Per quanto si sforzi di piacere, agli occhi del mondo Irma è colpevole: di essere bella, di essere ricca, di essere ebrea, di essere sopravvissuta. Cosa non meno importante, di essere donna tra donne in un microcosmo allucinatorio e competitivo.
