Quattro vite, la recensione
In un gioco appassionante e intelligente con lo spettatore, Arnaud des Pallières riesce a raccontare una vita fatta di identità frammentate
Quattro vite, la nostra recensione
Quando si intraprende la visione di Quattro vite di Arnaud des Pallières, seguendo l’indicazione del titolo ci si aspetta di vedere quattro personaggi differenti, di vedere scorrere le loro vite nell’attesa (consapevole o meno) che a un certo punto si incontreranno – in un colpo di scena o secondo un intreccio già prevedibile a monte.
Le quattro vite, volendo ragionare razionalmente, sono allora una: la vita di una donna segnata da traumi, violenze, rapporti patologici con il sesso e l’amore, che trova finalmente in Darius, in età adulta, un momento di sano equilibrio, ma pur sempre in bilico costante verso l’abisso della depressione. Ma nell’incedere del film, diviso per lunghi atti consecutivi, quasi fossero episodi, ognuno dedicato a una delle protagoniste (sì, bisogna parlare al plurale), e nell’occhio appassionato del regista, si ha la certezza che dentro a una persona coesistano più di una vita, e addirittura più di una identità. Renée è Sandra, Sandra è Karine, Karine è Kiki. O forse viceversa, a ritroso? Ora la certezza diventa un dubbio. Qual è il punto di partenza, quale il punto di arrivo?
Emerge allora in modo evidente questo dubbio costante, che è sia quello della trama – frammentata in scatole cinesi – che quello della tesi che a questa trama sottende. Forma e contenuto sono volti entrambi a instillare i medesimi interrogativi: è un approccio intelligente, semplice ma qui costantemente a fuoco, quello di des Pallières, che con una regia attenta, precisa, sempre in cerca della tensione emotiva, riesce a districarsi nel labirinto di una vita. E poco importa se le quattro attrici non si assomigliano: anzi, forse è stata la scelta più intelligente di tutte. Forse senza questo trucco, senza l’illusione della diversità non si sarebbe creato alcun meccanismo misterioso, e sarebbe venuto meno il gioco con lo spettatore. E a questo gioco des Palliéres sa giocare benissimo.