The Queen
Al Festival di Venezia è stata una delle poche pellicole che hanno convinto la critica, aggiudicandosi numerosi premi. Ma in realtà il film di Stephen Frears sembra una modesta produzione televisiva…
- Affrontate temi complessi e personaggi pubblici importanti, ma senza prendere posizione. Insomma, non attaccate l’istituzione della monarchia (né, ovviamente, la regina), non fate apprire troppo ipocrita Tony Blair e soprattutto non vi sognate di approfondire il mistero di Diana Spencer, donna tutto sommato insignificante e diventata incredibilmente un simbolo per milioni di persone.
- Metteteci un po’ di falsa poesia unita ad una spiccata sensibilità verso gli animali, grazie alla vista di un cervo meraviglioso. Funziona sempre e il pubblico ha l’impressione di aver visto qualcosa di particolarmente profondo…
- Utilizzate una regia piattissima (ma come è possibile che il raffinato autore de Le relazioni pericolose sia diventato così sciatto?), che non affatichi lo spettatore (abituato a produzioni televisive girate da cani), ma che ogni tanto si lasci andare a panoramiche suggestive su pianure sterminate (che fanno, anche queste, molto ‘poetico’).
Per carità, The Queen non è certo un film ignobile e ha diversi meriti. Penso al fatto di non trattare un argomento del genere in maniera manichea (come sarebbe stato facile) o ad alcuni personaggi di contorno molto interessanti (e che magari sarebbe stato bello veder sviluppati, come il mago della comunicazione Alistair Campbell). Ma non è certo un tipo di cinema da innalzare a modello, a meno che le pallosissime pellicole da Festival non vi abbiano fatto perdere la ragione…