Ritmo lento in fondo al mare, la recensione
Ritmo lento in fondo al mare è l'ultima proposta editoriale di Hyppostyle, una graphic novel ispirata da una canzone di Vinicio Capossela...
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
La sonata, un impasto di atmosfere e armoniche antiche e nuove, è un gioco, un esperimento, un saggio di parole, rime e assonanze che raccontano con la consueta malinconia sorniona del geniale compositore di origine irpine un viaggio fantastico per mare, un serenata d'amore che diventa una favola, intreccio di mille altre.
Il suo segno è talentuoso, creativo, ma si schiaccia su monocordi alternanze di bianco e nero che non si sposano con una acrobata dalle infinite sfumature qual è Capossela. Funambolo e trasformista del linguaggio, collide anche con i testi della Capozzi, che seppur curati e colti, suonano lontani e solenni.
Il soggetto è tuttavia originale come la personalizzazione data al contenuto di Canzone a manovella. La storia, in tre atti, dopo un primo capitolo qualunque, che può sembrare al lettore l'ennesima rivisitazione del capolavoro di Herman Melville, Moby Dick, si risolleva nel secondo con il sogno d'amore per la sirena e si riscatta nel finale, poetico e terrificante.
Ulteriore accorgimento, indice di un inevitabile e necessario pragmatismo, sarebbe infine l'attenzione per un prezzo più abbordabile su un mercato sempre maggiormente attento alle tasche di tutti.