Rocketeer vol. 3: Orrore a Hollywood, la recensione
Con il terzo volume saldaPress, intitolato Orrore a Hollywood, Rocketeer continua a voltare alto, grazie a Roger Langridge e J. Bone

Dopo i racconti delle origini realizzati da Dave Stevens e la prima miniserie con le nuove avventure concepita da Mark Waid e Chris Samnee, saldaPress continua nella meritoria opera di pubblicazione di tutte le storie incentrate su Cliff Secord, alias Rocketeer.
Langridge non è forse un nome che viene subito alla mente quando si pensa agli sceneggiatori di fumetti, ma in passato ha lavorato anche ad alcuni progetti Marvel di stampo "classico", se così li vogliamo definire. Dopo questa storia, tuttavia, è quasi del tutto scomparso dalle scene fumettistiche, chissà per quale motivo.
Come è giusto che sia, Langridge non si discosta dal tono delle avventure fino a quel momento concepite, un mix di spy story e commedia, anche se in questo caso vi aggiunge anche un tocco di horror, molto leggero ma gradevole, con evidenti richiami al Ciclo di Cthulhu di H.P. Lovecraft.
"Rocketeer continua a volare alto"Il tutto non potrebbe capitare in un periodo peggiore per Cliff Secord, visto che, oltre ai consueti problemi sentimentali con Betty, deve guardarsi dal ritorno degli ideatori del jet-pack da lui indossato, che lo rivorrebbero indietro per effettuare degli esperimenti aggiuntivi.
Se, come nelle precedenti storie, i richiami agli eroi pulp rimangono, in questo caso vi sono anche numerosi omaggi e citazioni ai film e attori di Hollywood dell'epoca d'oro. In particolare alle pellicole incentrate sull'Uomo Ombra, Nick Charles e sua moglie Nora, interpretati sul grande schermo da William Powell (no, non è Alec Baldwin, quello è un altro Uomo Ombra) e Myrna Loy e riprodotti in maniera fedele dal disegnatore J. Bone. Temiamo, ma speriamo di essere smentiti, che questa deliziosa citazione sia sfuggita ai più e non per colpa sua o di Langridge.

Non aspettatevi curiosi o inaspettati colpi di scena lungo la via, ma questo non significa che ci troviamo di fronte a una storia scontata o noiosa; non quando tutti gli attori presenti sul palco interpretano bene la loro parte e i dialoghi risultano accattivanti, come nel caso in questione. La figura di Betty risulta ancora più matura e indipendente, se confrontata con il materiale originario di Dave Stevens, uno specchio degli anni passati tra un prodotto e l’altro e dei tempi che cambiano, traslati nell’epoca passata senza che risultino ridondanti o fuori posto.
A coronare il tutto vi sono i disegni di J. Bone, con il suo stile cartoonesco, forse fin troppo in alcuni frangenti. Certamente, l'artista ha voluto distinguersi dai suoi predecessori, lasciando una propria e legittima impronta personale.
Rocketeer continua a volare alto, ma la minaccia che non è in grado di sconfiggere – la Seconda Guerra Mondiale – sta per profilarsi...
