Sacred Heart, la recensione
Abbiamo recensito per voi la graphic novel di Liz Suburbia intitolata Sacred Heart
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Sui giovani d’oggi ci scatarro su.
Se Manuel Agnelli vedesse i giovani di Alexandria, la sua reazione sarebbe sicuramente quella espressa nella canzone degli Afterhours. Nell’anonima cittadina, infatti, la vita scorre stancamente, scandita da lezioni noiose e concerti di band punk-hardcore. Non ci sono vincoli o imposizioni di alcuna sorta: gli adulti, infatti, sono andati via e un giorno forse faranno ritorno. L’apatia è dilagante e viene interrotta solo da feste dall’alto tasso alcolico. Di recente, anche da una serie di misteriosi omicidi.
Il micro-cosmo di Alexandria è racchiuso nelle pagine di Sacred Heart, graphic novel di Liz Suburbia apparsa originariamente a puntate sul sito dell’autrice e in seguito pubblicata integralmente da Fantagraphics. Ora, grazie all’attento lavoro di Eris Edizioni, questo lucido spaccato generazionale è disponibile anche in Italia.
Partendo da una solida e canonica base da teen-drama, l'autrice distorce esaspera alcuni tratti peculiari dell’ampio cast di personaggi: privi delle regole genitoriali, i ragazzi si lasciano andare permettendo al lato “selvaggio” di emergere. Il sesso, la droga e l’alcol diventano catalizzatori della loro rabbia, del disagio, della frustrazione che nasce da quella particolare età.
Se guardiamo oltre le stupide risse, il sesso annoiato e depravato, oltre l’ennesima sbronza da coma etilico, troviamo la lucida analisi del contesto in cui i millennials vivono. Lontana dal voler essere didascalica, la narrazione utilizza temi spesso abusati - la vita in provincia, l’assenza dei genitori, i dolori della crescita, la diversità - ma riarrangiati in maniera originale, evitando così il pericolo della ridondanza.
La lettura scorre piacevole, crea un’immediata empatia con il fruitore, che si ritrova a rivivere situazioni universali in grado di appassionare, far sorridere, scioccare e riflettere sulle problematiche della crescita, sulla mancanza di riferimenti, sulle scarse opportunità offerte dal contesto sociale in cui viviamo. Il merito è della sensibilità con la quale la Suburbia racconta e si racconta (non è difficile rintracciare in Ben alcuni aspetti autobiografici), unitamente alla riuscita caratterizzazione dei personaggi e allo sviluppo organico della vicenda.