Saga Vol. 3, la recensione
Recensione del terzo volume di Saga, di Brian K. Vaughan e Fiona Staples
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Il terzo volume di Saga, uscito ad aprile per BAO Publishing, continua a raccontare l'epopea di Marko, Alana e della loro figlioletta, frutto dell'unione di due soldati appartenenti a fazioni diverse, divisi dalla razza e uniti dall'amore, inseguiti dall'odio dei rispettivi popoli che vedono in loro due traditori dei valori tradizionali, due disertori di una guerra santa, e nella loro piccola un abominio da eliminare al più presto, un errore da cancellare dal libro mastro della storia. Aiutati dalla madre di Marko e dalla loro babysitter fantasma dal colore violaceo, Marko e Alana sono ancora inseguiti dal principe guerriero di una razza biomeccanica, dal terribile cacciatore di taglie chiamato Il Volere ed ora anche da Gwendolyn, la ex promessa sposa di Marko, che non deve aver preso tanto bene la sua fuga d'amore con il nemico.
C'è sempre un colpo di scena, o un mezzo colpo di scena, ad aspettarci, accompagnato dalla rivelazione di un aspetto di questo o quel personaggio che ancora non era stato chiarito. E, ancora una volta, ogni singolo attore di questa affascinante recita è all'altezza della parte. Ogni protagonista è potente, a suo modo, e lascia il segno nello spettatore, così come ognuno ha dei misteri da svelare, lati del carattere imprevedibili e imprevisti, personalità tutta da scoprire.
E qui, forse, si nasconde l'unica vera critica che può essere rivolta a Saga che, detto tra le righe, è anche uno dei prodotti meglio disegnati del panorama internazionale, grazie alla splendida pulizia e coerenza del tratto di Fiona Staples. Il possibile, ma ancora solo potenziale, punto debole di questo gioiello di fumetto sci-fi è una mancanza di struttura generale, il suo incedere ancora fortemente episodico, che lo incatena, per ora, a un avanzare per aggiunta. Sempre nuovi personaggi a tenere viva l'attenzione, destinati a svelare un pezzetto di sé alla volta, forse a non essere mai realmente risolti, per mantenere viva l'attenzione. Tuttavia ci troviamo ancora in una fase in cui Vaughan sta mettendo le pedine sulla scacchiera e sta mostrandoci il contesto, potenzialmente infinito, in cui esse si muovono. Inoltre, finché lo scrittore riuscirà a mantenere questa qualità di scrittura e a dipingere personaggi così interessanti, davvero ci importa così tanto che non sia un architetto di narrazioni al pari di un Alan Moore? Staremo a vedere.