Saint Cole, la recensione
Abbiamo letto e recensito per voi Saint Cole di Noah Van Sciver, uno degli autori più interessanti dell'underground USA degli ultimi anni
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Con malefica asciuttezza, ci racconta la storia di Joe Saint Cole, prossimo ai trenta, cameriere, sposato con prole. Innamorato? Forse un tempo, forse ancora, certamente annoiato. Bravo padre? Non gli manca l'affetto, ma un padre è un'altra cosa. E il lavoro, come va? In odor di promozione, Joe piace a tutti, ma non è certo quel che potremmo definire un impiegato modello, non è abbastanza professionale. La sua vita ha chiaramente preso una direzione imprevista, che non era la sua. Lui non ha avuto la forza di cambiare rotta e adesso fatica a mantenere quella che il destino gli ha imposto. Joe è in trappola, ma non vuole ammetterlo, perché se lo facesse dovrebbe guardarsi davvero allo specchio e confessare a se stesso i propri fallimenti. Ed è dura.
Visivamente, Saint Cole è classicismo underground allo stato puro. Linea incerta, pochi particolari, espressionismo minimalista, niente effetti speciali. Van Sciver si limita a quel che gli serve per raccontare, non vuole stupire nessuno, non va in cerca di ambientazioni grafiche surreali, ma disegna con poco l'essenziale. Tutti sono brutti, persino le persone belle, in questa storia. E chi è brutto risulta sgradevole senza essere orripilante, come nella vita normale.
Perché la cosa sconvolgente è che Joe è un tipo normale, come ce ne sono tanti. Di fronte abbiamo un everyman più sfigato degli altri, ma non tanto più sfigato... non così tanto da dover faticare a riconoscersi in lui, da pensare che sia impossibile trovarsi al suo fianco dopo solo un paio di svolte sbagliate nella nostra vita, di scelte appena più idiote di quelle che abbiamo fatto o che faremo. Soprattutto, Joe è vittima dell'incertezza di cui abbiamo parlato all'inizio, di quella cosa che non ti fa mai scegliere, perché non sai chi sei, non sai cosa vuoi e ti trovi a delegare a procrastinare, in attesa di un'epifania che non arriva mai. Nel frattempo, la vita sceglie per te, quasi mai preoccupata di quel che vuoi, di quel che pensi e di chi sei.