Secret Love, la recensione
Secret Love è un film dalle pretese davvero modeste, eppure la cura con cui costruisce ogni dettaglio ne fa un film incantevole.
La recensione di Secret Love, al cinema dal 20 luglio
Avvolto da un alone di tristezza dolce amara e di delicatissima poesia, Secret Love vede come protagonista la giovane domestica Jane Fairchild (Odessa Young), un’orfana senza famiglia che serve in una ricca casa borghese. La trama è quella di una storia d’amore - Jane ha una storia con Paul Sheringam (Josh O’Connor), giovane benestante - eppure il vero cuore del film sta tutto nel tema della privazione, della perdita delle persone amate, e nella scrittura e nel racconto come terapie per superare il dolore.
La relazione tra i due amanti è un po’ quella, a parti invertite, di Un posto al sole di George Stevens: l’impossibilità dell’amore è data dalla posizione sociale, e se Stevens costruiva questa ipotesi nel melodramma a tinte noir, Eva Husson propone la sua piccola e modesta versione (ma pur sempre incantevole) con uno spirito “fatato” e uno stile asciutto, fatto di tantissimi dettagli e particolari che la regista insegue in un’osservazione quasi ossessionata, dove gli oggetti e i volti sono il punto d’attrazione e i significanti di ogni azione dei personaggi.
Secret Love è un film dalle pretese davvero modeste, eppure la cura con cui costruisce ogni ambiente, ogni dettaglio, ogni taglio di luce, e la semplicità con cui si apre a domande enormi senza affannarsi per dare risposte facili (siamo tutti costretti a perdere qualcosa?) ne fa un film incantevole, a suo modo romantico, capace di farsi ricordare.
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