Shadowman vol. 2: Morto e sepolto, la recensione
Il secondo arco narrativo di Shadowman conferma l'ottima gestione della serie da parte di Andy Diggle
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Nel precedente volume edito da Star Comics, Shadowman è tornato dalla Zona Morta giusto in tempo per venire ucciso da Baron Samedi. Un destino beffardo sembra perseguitare Jack Boniface, protagonista in questo secondo appuntamento di un'avventura a spasso nel tempo: in Morto e sepolto, infatti, viene catapultato dai giorni nostri alla New York degli anni Quaranta per una forsennata corsa che continuerà in altre epoche del passato. Lungo il tragitto, l’anima di Jack incontrerà i suoi predecessori, scoprendone i trascorsi.
Per caratterizzare ognuno di questi incontri sono stati coinvolti tre disegnatori: la sintesi di Shawn Martinbrough definisce il primo capitolo dalle tinte noir, richiamando in alcuni casi le soluzioni care a Sean Phillips; il tratto morbido di Doug Braithwaite delinea gli scenari polverosi degli Stati Uniti, richiamando il genere western; tocca poi a Renato Guedes chiudere il trittico con il suo stile realistico e di grande impatto, in grado di catapultarci in un'affascinante avventura tra mostruose creature e comunità tribali.
"Shadowman è tornato più in forma che mai: il merito è di una scrittura ispirata che ne amplia la mitologia mantenendo invariato lo spirito originale."Diggle sfrutta al meglio le peculiarità di questi artisti e costruisce un solido background per il personaggio, conducendolo lungo un tortuoso percorso di maturazione; in fondo, Samedi ce l'aveva anticipato, pochi istanti prima di separare l’anima dal corpo di Jack: "Ho detto che ti avrei insegnato una lezione. E quella lezione inizia adesso." Tra guerre secolari, inseguimenti e colpi di scena, Shadowman acquisisce sempre maggior consapevolezza di sé, andando alla radice di molte questioni che gli apparivano inspiegabili, su tutte le rivalità con il clan Darque e la Confraternita.
Non possiamo che applaudire un’operazione così valida e ben strutturata, la quale non sfigura al cospetto dei primi archi narrativi di X-O Manowar o Bloodshot Salvation.
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