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Silo 3, la recensione: una stagione in crescendo getta le basi per l'epilogo della storia

La serie Apple tratta dai romanzi di Hugh Howey continua a stupire, confermandosi una delle produzioni più intriganti del panorama streaming degli ultimi anni. Un ultimo passo di assoluto livello prima dell'attesissimo finale.

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La terza stagione di Silo, dopo una partenza un po' al rallentatore che rischia di mettere a dura prova la pazienza di parte degli spettatori, regala una delle narrazioni sci-fi più interessanti delle ultime stagioni televisive gettando, al tempo stesso, le basi per un capitolo finale che si preannuncia davvero imperdibile.

L’attesa per il quarto capitolo della storia, tuttavia, sarà piuttosto lunga e bisognerà aspettare fino all’estate 2027 prima di scoprire in che modo si concluderà la lotta per la libertà portata avanti dai ribelli nel futuro post-apocalittico in cui è ambientata la storia.

Due storie raccontate in parallelo

Rebecca Ferguson in una scena di Silo 3 - ©Apple TV

Lo show targato Apple TV ha infatti proposto una narrazione che ha permesso di seguire degli eventi ambientati in due diverse dimensioni temporali.

Nella prima si è continuato a raccontare quello che accade a Juliette Nichols, interpretata da Rebecca Ferguson, dopo che era stata esiliata dal Silo in cui ha vissuto, scoprendo poi l'esistenza di altri sopravvissuti e segreti su quanto accaduto negli altri rifugi. La seconda stagione della serie si era inoltre conclusa con un cliffhanger in cui era coinvolto anche Bernard (Tim Robbins). Lo show non riprende tuttavia la storia da quel momento, preferendo invece compiere un salto temporale e mostrando la protagonista priva di memoria e alle prese con un nuovo ruolo nella sua comunità, la cui gerarchia ha subito dei cambiamenti importanti tra cui la presenza di Camille (Alexandria Riley) al potere.

Nella seconda si vede invece il politico Daniel (Ashley Zukerman) mentre unisce le forze con la giornalista Helen (Jessica Henwick), dopo un incidente con al centro la sorella dell'uomo (Jessica Brown Findlay), segnata mentalmente e fisicamente mentre era coinvolta in una missione militare compiuta contro l'Iran dagli Stati Uniti. Puntata dopo puntata, sviluppando in modo intelligente gli aspetti tipici del thriller politico pur dando spazio agli elementi maggiormente 'umani', si rivelano dei dettagli che diventeranno essenziali per capire quanto sta accadendo all’interno del Silo e la reale posta in gioco.

Un crescendo di tensione ed emozioni

Una scena di Silo 3 - ©Apple TV

Silo si concede tutto il tempo necessario, che per alcuni spettatori potrebbe risultare fin troppo eccessivo, per dare spessore ai personaggi e per tratteggiare in modo realistico il susseguirsi degli eventi.

Le dieci puntate della terza stagione continuano a mostrare i lati oscuri della vita post apocalittica, puntando particolarmente l'attenzione sulla coppia composta da Camille e Robert Sims (Common), ben ritratta nei loro contrasti e nel tentativo di capire come agire per il bene della comunità e del proprio figlio. La presenza dei due coniugi nell’intricata lotta per la sopravvivenza risulta un espediente brillante per mostrare le conseguenze del potere e i modi in cui può essere gestito, pur avendo delle buone intenzioni, con conseguenze drammatiche. Intorno a loro ci sono anche personaggi secondari, un po' troppo sacrificati e usati in modo superficiale nell'intreccio, come lo sceriffo Paul Billings (Chinaza Uche) o Shirley e Knox, interpretati da Remmie Milner e Shane McRae. Presenze in passato centrali, come gli amici e alleati di Juliette e i leader dei 'ribelli' appaiono costantemente e contribuiscono a ricordare le dinamiche pre-esistenti e gli ingranaggi sociali all'interno del Silo.

Dopo il cambio di scenario della seconda stagione si sente un po' la mancanza dell'imprevedibile Solo/Jimmy affidato a Steve Zahn, ma il team di autori ha lavorato bene in vista del capitolo finale in cui si dovrà tirare le somme di quanto mostrato in tutte le puntate precedenti per mantenere il suo personaggio rilevante.

L'introduzione della storia di Daniel e Helen, inoltre, assume progressivamente sempre più importanza e dei contorni tragici, proponendo inoltre una delle sequenze più agghiaccianti dello show che obbliga a riflettere sulla natura del male e di chi compie degli atti imperdonabili.

Una qualità innegabile

Il talento del cast, guidato da una sempre convincente Rebecca Ferguson e che può contare su new entry di livello come quelle di Laura Innes e Colin Hanks, aiuta a sostenere una stagione che può essere forse apprezzata maggiormente con il binge watching rispetto alla distribuzione a cadenza settimanale tipica dei prodotti Apple TV.

Lo show creato da Graham Yost ispirato ai romanzi di Hugh Howey può inoltre contare su un livello tecnico e artistico davvero alto, in cui ogni scelta - che si tratti delle canzoni che compongono la colonna sonora alla fotografia che contribuisce in modo importante a creare un'atmosfera in cui la claustrofobia di chi vive nel Silo è enfatizzata dalla luminosità della seconda dimensione narrativa che si svolge all'esterno - aiuta a costruire un crescendo di tensione ed emozioni che lasciano con il desiderio e la necessità di assistere al capitolo finale.

L'ultima puntata della terza stagione, infatti, dimostra come ogni tassello stia andando al suo posto, confermando Silo come uno dei progetti migliori, per qualità e capacità di riflettere sulla società contemporanea in modo originale e tagliente, proposti dalla piattaforma di streaming.

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