Silo 3, la recensione: una stagione in crescendo getta le basi per l'epilogo della storia
La serie Apple tratta dai romanzi di Hugh Howey continua a stupire, confermandosi una delle produzioni più intriganti del panorama streaming degli ultimi anni. Un ultimo passo di assoluto livello prima dell'attesissimo finale.
La terza stagione di Silo, dopo una partenza un po' al rallentatore che rischia di mettere a dura prova la pazienza di parte degli spettatori, regala una delle narrazioni sci-fi più interessanti delle ultime stagioni televisive gettando, al tempo stesso, le basi per un capitolo finale che si preannuncia davvero imperdibile.
Due storie raccontate in parallelo
Lo show targato Apple TV ha infatti proposto una narrazione che ha permesso di seguire degli eventi ambientati in due diverse dimensioni temporali.
Nella prima si è continuato a raccontare quello che accade a Juliette Nichols, interpretata da Rebecca Ferguson, dopo che era stata esiliata dal Silo in cui ha vissuto, scoprendo poi l'esistenza di altri sopravvissuti e segreti su quanto accaduto negli altri rifugi. La seconda stagione della serie si era inoltre conclusa con un cliffhanger in cui era coinvolto anche Bernard (Tim Robbins). Lo show non riprende tuttavia la storia da quel momento, preferendo invece compiere un salto temporale e mostrando la protagonista priva di memoria e alle prese con un nuovo ruolo nella sua comunità, la cui gerarchia ha subito dei cambiamenti importanti tra cui la presenza di Camille (Alexandria Riley) al potere.
Un crescendo di tensione ed emozioni
Silo si concede tutto il tempo necessario, che per alcuni spettatori potrebbe risultare fin troppo eccessivo, per dare spessore ai personaggi e per tratteggiare in modo realistico il susseguirsi degli eventi.
Le dieci puntate della terza stagione continuano a mostrare i lati oscuri della vita post apocalittica, puntando particolarmente l'attenzione sulla coppia composta da Camille e Robert Sims (Common), ben ritratta nei loro contrasti e nel tentativo di capire come agire per il bene della comunità e del proprio figlio. La presenza dei due coniugi nell’intricata lotta per la sopravvivenza risulta un espediente brillante per mostrare le conseguenze del potere e i modi in cui può essere gestito, pur avendo delle buone intenzioni, con conseguenze drammatiche. Intorno a loro ci sono anche personaggi secondari, un po' troppo sacrificati e usati in modo superficiale nell'intreccio, come lo sceriffo Paul Billings (Chinaza Uche) o Shirley e Knox, interpretati da Remmie Milner e Shane McRae. Presenze in passato centrali, come gli amici e alleati di Juliette e i leader dei 'ribelli' appaiono costantemente e contribuiscono a ricordare le dinamiche pre-esistenti e gli ingranaggi sociali all'interno del Silo.
L'introduzione della storia di Daniel e Helen, inoltre, assume progressivamente sempre più importanza e dei contorni tragici, proponendo inoltre una delle sequenze più agghiaccianti dello show che obbliga a riflettere sulla natura del male e di chi compie degli atti imperdonabili.
Una qualità innegabile
Il talento del cast, guidato da una sempre convincente Rebecca Ferguson e che può contare su new entry di livello come quelle di Laura Innes e Colin Hanks, aiuta a sostenere una stagione che può essere forse apprezzata maggiormente con il binge watching rispetto alla distribuzione a cadenza settimanale tipica dei prodotti Apple TV.
L'ultima puntata della terza stagione, infatti, dimostra come ogni tassello stia andando al suo posto, confermando Silo come uno dei progetti migliori, per qualità e capacità di riflettere sulla società contemporanea in modo originale e tagliente, proposti dalla piattaforma di streaming.