Silverwood Lake, la recensione
Abbiamo recensito per voi Silverwood Lake, la graphic novel di Simona Binni edita da Tunué
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Fatto? Perfetto. Adesso sforzatevi di immaginare come sarebbe stato vivere tutto ciò senza quella persona, come avreste riempito il vuoto creato dalla sua assenza.
Con una narrazione profonda che punta a un pubblico decisamente più adulto rispetto alle precedenti prove, la Binni ci conduce nella vita di Diego Lane, nel momento esatto in cui una telefonata giunge inaspettata ad annunciare il ritrovamento di suo padre. A distanza di oltre 17 anni, un uomo anziano dall'aria stanca e spaesata fa ritorno nella vita del figlio. E l'evento non viene accolto certo in maniera festosa.
Grazie all'aiuto dell'amica Patty, però, Diego è spinto a compiere un viaggio alla scoperta delle ragioni del genitore e, più in generale, di chi decide di lasciare tutto e ricominciare da zero, studiando da vicino la comunità di senzatetto che stanzia a Silverwood Lake; un'esperienza di vita che idealmente lo porta a chiudere un percorso di crescita e a dare un nuovo valore al tempo, ai piccoli gesti del quotidiano, al suo rapporto con il padre.
Il delicato equilibrio tra genitori e figli viene analizzato e superato grazie all'intervento del fanciullino che pulsa nell'anima di Diego. Ben presto la sua ricerca come giornalista fallisce miseramente lasciando che lo sguardo stupito con il quale osserva le piccole attività della comunità gli sveli il segreto per uscire da questo vortice di rabbia repressa.
La Binni è brava anche nel gestire un cast di comprimari che offre ulteriori spunti di approfondimento per una tematica complessa che presenta svariate sfaccettature. Grazie all'utilizzo dei flashback, infatti, riesce a presentare in maniera chiara la storia dietro a ogni personaggio e a scavare a fondo nel dolore degli avvenimenti che hanno caratterizzato il loro passato. Nel fare questo, l'autrice utilizza un linguaggio diretto, spoglio di enfasi o iperboli. La lettura di Silverwood Lake è piacevole, introspettiva, carica di drammaticità: una finestra su una condizione che ci appare lontana, ma che è invece più vicina di quanto possa sembrare.
A voler ricercare il pelo nell'uovo, dobbiamo segnalare una certa fissità nelle espressioni dei personaggi, una discrasia tra gli stati d'animo degli interlocutore e la loro rappresentazione che non valorizza in maniera adeguata i dialoghi, decisamente riusciti. Un dettaglio che - sia chiaro - nulla toglie alla buona prova al tavolo da disegno della stessa Binni, che con il suo tratto cartoonesco riesce a conquistare per freschezza e dinamicità.
Tutti abbiamo dentro al cuore una canzone triste, un margine di spazio in cui l'assenza di qualcuno ha creato delle crepe. Eppure quei vuoti possono essere colmati. Ricucire gli strappi è possibile, recuperare il tempo perduto si può: basta lasciar parlare il cuore, quella parte irrazionale di noi in grado di comprendere le ansie, le paure e le scelte di chi ci ama. Simona Binni con Silverwood Lake realizza un'opera matura, un manifesto luminoso sulla vita e sulle mille possibilità che ci offre.