Spartacus: War of the damned 3x01 "Enemies of Rome": la recensione
L'esordio dell'ultima stagione di Spartacus funziona bene e costruisce una nemesi micidiale e spietata....
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Ogni anno Spartacus ha dovuto necessariamente sapersi rinnovare. I motivi sono da ricercare nel necessario cambiamento dei personaggi, dati i climax particolarmente sanguinari che hanno caratterizzato i finali di stagione, ma anche nello spostamento da una location all'altra e nel mutamento dei leitmotiv della singola stagione. Dall'addestramento dell'arena (Blood and Sand) al consolidamento della ribellione (Vengeance) fino allo scontro aperto con Roma (War of the damned). E se il compito di una sorta di nuovo "pilot" dev'essere quello di introdurre ai ritmi, alle tematiche e ai personaggi della nuova stagione, allora questa prima puntata, intitolata Enemies of Rome, funziona molto bene.
Lo sviluppo della puntata ruota tutto intorno a questa figura, la più imponente e carismatica tra quelle mostrate finora nelle fila dei romani. Anche la storyline non direttamente dedicata alle vicende di Crasso, e riguardante lo scontro finale tra l'armata di Spartacus (Liam McIntyre) e i due comandanti Cossinius e Furius, si ricollega negli ultimi minuti – e in maniera inaspettata – a quella del ricco uomo di Roma cui la Repubblica si rivolge per reperire capitali. Intanto, le scene di scontro/incontro tra Crasso e il suo schiavo allenatore appartengono a quella tipologia per cui la serie si fa amare: quelle in cui il dialogo tra corpi e parole si fa più tangibile, in cui la violenza non è più semplice spettacolo ma funzione nella costruzione della tensione e dell'empatia.
Dal punto di vista dell'estetica la serie si mantiene fedele ai suoi standard – piacciano o meno – e dunque alla sua violenza esagerata (lo scontro di inizio puntata contiene almeno un paio di scene decisamente splatter) e al suo insano piacere nell'inquadrare e giustificare i fiumi di sangue versati. Se i comprimari di Spartacus non riservano alcuna sorpresa (Crixus si gode il ritrovamento della sua compagna mentre Gannicus rimane diviso tra il furore della battaglia e i piaceri personali) è proprio il protagonista, in una bella sequenza che, per la prima volta, mette in luce i problemi logistici e pratici nella gestione di quella che assomiglia sempre più a una popolazione nomade, a confrontarsi per la prima volta con qualcosa di più pratico che non la semplice e folle vendetta.