Sulla Collina, la recensione
Abbiamo recensito per voi Sulla Collina, graphic novel di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma edita da Tunué
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Quattro amici - Fabio, Elia, Danilo e Simone - decidono di vivere un’avventura dalle tinte orrorifiche salendo su una collina al confine del paese pugliese nel quale vivono per poi lanciarsi in una vera e propria prova di coraggio inoltrandosi nella casa della Suora, soprannome di Agata Aprile, protagonista anni addietro di un episodio di cronaca locale. Durante questa lunga notte diversi saranno gli episodi che i quattro adolescenti dovranno affrontare, in fondo un bosco di notte non è mai un posto tranquillo e sicuro in cui passeggiare. Intanto, una presenza inquietante sembra rincorrerli e non sappiamo quali siano le sue reali intenzioni.
La gioventù, età di immaginazione e illusione, la crescita e i conseguenti dolori figli della disillusione, sono temi abusati e inflazionati, ma la scrittrice è abile nel non cadere nei luoghi comuni della trattazione di tematiche così delicate e imbastisce un racconto che, dietro un incedere ricco di tensione e pathos, nasconde una profonda e attenta riflessione. Visto l’incipit sembra quasi che ben presto saremo catapultati in scenari horror in cui minacce dalle sembianze mostruose sono pronte a lanciarsi su questi sventurati ragazzi. In realtà non sarà così; l’espediente narrativo, infatti, ha il compito di mantenere alta la concentrazione del lettore, alzare il thrilling che ci accompagnerà lungo tutta la durata del volume, dove solo nel finale troveremo la chiave di volta di questa avvincente trama.
Senza voler risultare inopportuni, la similitudine con Stephen King, in particolare con il suo capolavoro It o la novella Il Corpo, non è così campato in area. Temi quali il potere della memoria, le ripercussioni dei traumi infantili, il dolore figlio della violenza domestica occultato dietro una felicità apparente, il grottesco che si cela nei piccoli paesini di provincia, fanno capolinea nella narrazione di Ferramosca. Siamo di fronte a una storia corale e, sebbene con un numero minore di personaggi, mancano i risvolti più inquietanti e il dramma umano, caratteristiche che hanno reso immortale il corpus narrativo di King; ma quest’assenza crediamo sia voluta e volta a non appesantire ulteriormente l’opera.
Sulla Collina si dimostra un’opera profonda e consapevole, che vi farà divertire, emozionare, riflettere. Verranno toccati i tasti della nostalgia, in grado di creare empatia, qualche sospiro e qualche lacrima sarà versata. Ma non solo questo, non si riduce tutto a una lacrima in nome dei tempi andati. Alla fine della lettura scopriremo che quella strada per la felicità non è stata distrutta, anzi, basta solo sapere come ripercorrerla e con quale spirito farlo. Tornare a sorridere si può, tornare a essere felici è possibile. Sempre.