Tartarughe Ninja, la recensione del film
Abbiamo visto al cinema Tartarughe Ninja, l'ultima incarnazione filmica delle Teenage Mutant Ninja Turtles di Kevin Eastman e Peter Laird
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
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April incontra Leo[/caption]
April O'Neil è una giornalista. Non esattamente il genere di giornalista che avrebbe voluto diventare la figlia di un famoso scienziato impegnato a scoprire cure genetiche per le peggiori malattie dell'essere umano, ma fare servizi sullo zumba e di ginnastica olistica per un importante quotidiano newyorkese potrebbe essere soltanto la rampa di lancio per incarichi davvero prestigiosi. Solo che la giovane April si sente già pronta, sta seguendo una pista tanto affascinante quanto pericolosa. Quella del Clan del Piede. Sarà in una notte resa ancor più buia dalla batteria scarica di un cellulare che farà il suo incontro prima con il Clan e poi con le Tartarughe, per scoprire che entrambe le fazioni di Ninja sono strettamente legate al suo passato e a quello del suo defunto padre. Da qui, l'inizio di un'avventura tipica da cinefumetto, con i buoni impegnati a sventare il malefico piano dei cattivi per conquistarsi la città e, nel mentre, fare una strage. Combattimenti mirabolanti, parecchia adrenalina, arti marziali e tanta ironia intrecciata all'azione. Due ore scarse di divertimento, giusto (occhio, che ora iniziano gli SPOILER, per quanto blandi)?
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L'aspetto delle Tartarughe[/caption]
Un'altra cosa di cui dovete riuscire a scordarvi durante la visione, per apprezzarla, è la mancanza di conseguenze di praticamente qualunque cosa accada. Ad esempio, esplosioni in ambienti chiusi (tipo una fogna) che lasciano intatti monitor a schermo piatto, vivi e vegeti topi giganti e perfettamente pettinate pessime attrici more di nome Megan Fox. Ma soprattutto, e qui dovete perdonarci ma stiamo per rovinarvi (rovinarvi?) un nodo della trama (trama?), dovrete dimenticare la storia di origini più risibile che ogni cinecomic con un minimo di pretesa di qualità ci abbia mai offerto fino ad oggi. Nel catalogo delle pagliacciate troviamo, a distanza ravvicinatissima, uno scienziato che decide di darsi fuoco da solo senza che se ne veda il bisogno, per distruggere la propria ricerca ed evitare che cada nelle mani sbagliate, una figlia che invece di tentare di salvare il proprio padre dall'incendio si premura di portare al sicuro quattro tartarughe e un topo, infine un animale antropomorfo che impara il Ninjutsu da un libro. Da un libro.
Un cattivo che non funziona e una storia per nulla plausibile; peggio, piuttosto ridicola. Non proprio un contorno gustoso per il piatto forte, che invece avrebbe potuto funzionare benissimo. Le Tartarughe, infatti, sono esattamente quello che avremmo voluto. Ben caratterizzate, perfettamente rispettose dei personaggi originali, un'ottima sintesi tra quelle di Laird e Eastman e quelle viste nelle altre incarnazioni mediatiche. Interagiscono tra loro in maniera divertente, con alcune scene entusiasmanti. Vederle fare una sorta di beatbox a quattro voci in attesa di un combattimento è decisamente una delle scene più spassose del film. In generale, sono davvero degli eroi adolescenti, con tutta l'immaturità che la situazione imponeva. Anche il loro senso di gruppo funziona, per quanto non aggiunga molto a quel che già sapevamo di loro. Se avevate dei dubbi sul design del loro aspetto in CGI, potete dormire sonni tranquilli, perché anche su questo punto il regista Jonathan Liebesman ha fatto centro. Ma allora perché, perché mai tutte quelle scene con April? Perché tutto quello spazio a una delle peggiori attrici attualmente in attività ad Hollywood, quando è piuttosto chiaro che il tuo pubblico è venuto al cinema per vedere quattro energumeni verdi mangia-pizza darsele di santa ragione con i loro nemici e scambiarsi battute? Non abbiamo una risposta.