Tartarughe Ninja, la recensione
Le Tartarughe Ninja di Michael Bay sono ben lungi dall'essere quel disastro descritto dalla critica d'oltreoceano e non solo
In questo 2014 abbiamo assistito per ben due volte al riproporsi di questo peculiare “giuoco delle parti”, con Transformers 4: L'Era dell'Estinzione prima e ora con Le Tartarughe Ninja.
Per l'ennesima volta dobbiamo constatare come l'accoglienza da parte degli addetti ai lavori e dei fruitori più “rumorosi e riottosi” attivi sul web sia nettamente differente dal gusto effettivo del pubblico.
Forse in misura ancor maggiore dell'ultimo capitolo della saga di toy movie basati sul franchise robotico Hasbro, è del tutto
legittimo pensare: “ma ai colleghi americani che succede? Non dovremmo essere noi europei i critici vecchi, snob, con la puzza sotto il naso pronti a decretare la morte di un film col proverbiale pollice verso? Cosa sta succedendo in questo pazzo, pazzo mondo?”.
E, vale la pena sottolinearlo in un'epoca fatta di blockbuster tanto lunghi, quanto tediosi, connotati da noiose, barbose parti espositive che contribuiscono ad aumentare il minutaggio medio a minimo due ore di film, Le Tartarighe Ninja, come i cari, vecchi film degli anni ottanta, crea un contesto narrativo in 101 minuti crediti inclusi. Premessa. Sviluppo. Climax. Fine. Senza tanti, troppi inutili discorsi. Certo, non mancano gli immancabili “momenti spiegoni” affidati – inevitabilmente – a due personaggi alquanto antitetici, ma sono “difetti” perdonabili a un pop-corn movie che è ben lungi dall'essere quel disastro su tutta la linea dipinto dalle critiche di oltreoceano.
Spiace semmai notare come un grandioso caratterista, uno dei più validi in attività a Hollywood, come William Fichtner non sia stato sfruttato in maniera adeguata, come la Bernadette Thompson di una ritrovata Whoopi Goldberg avrebbe meritato più tempo sullo schermo e come il design dell'armatura di Shredder sia un po' troppo debitore nei confronti del look dei nuovi Transformers by Michael Bay; ma, se non altro, questo terzo fattore può essere letto come un “marchio di fabbrica”.
La presenza di Megan Fox ha quasi più senso in relazione alla cronaca della “pace fatta” fra lei e Michael Bay, dato che la sua April O'Neil non rifugge in gran parte dai canoni della “damsel in distress” che, se non altro, in relazione ai quattro eroi ha... no, meglio chiudere la bocca per evutare spoiler di qualsiasi tipo. Ogni apparizione di Will Arnett nei panni di Vern Fenwick regala ilarità e da un comedian di razza come lui, non mi sarei aspettato niente di meno.
Assodato che il film diretto da Jonathan Liebesman e prodotto dalla premiata ditta Michael Bay e Brad Fuller pone delle solide basi per questa nuova vita cinematografica delle creature di Kevin Eastman e Peter Laird (delle polemiche fra i due, francamente, m'interessa davvero poco) non resta altro che gridare a gran voce: bene, ora dateci Rocksteady, Bebop, Casey Jones, Krang e la Dimensione X.
Cowabunga!