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Festa del Cinema di Roma 2026 - The only living pickpocket in New York, la recensione: Turturro corre contro il tempo e sceglie la lentezza

The Only Living Pickpocket in New York: John Turturro è un borseggiatore stanco nella commedia criminale di Noah Segan, una coperta calda alla Festa di Roma

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A volte un film ha l’unica ambizione di far star bene chi lo guarda, senza doverlo lisciare, ma solamente avvolgendoglisi addosso come una coperta calda. Riesce a farlo The Only Living Pickpocket in New York, il film interpretato da John Turturro presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione dedicata al meglio dei festival degli scorsi mesi.

Un borseggiatore nella New York che cambia

Diretto da Noah Segan, attore al secondo film dietro la macchina da presa, racconta di un borseggiatore “professionista” con molti anni di esperienza (Turturro, appunto) che un giorno finisce per rubare la borsa alla persona sbagliata, il nipote di un’importante esponente della criminalità organizzata. Da quel momento comincia un giro intorno alla città per cercare un particolare oggetto della refurtiva: pena, la morte della moglie.

Segan è anche sceneggiatore di una commedia criminale che pare uscita direttamente dal cinema medio degli anni ‘70, per il tono rilassato con cui prende il cinema di truffa e rapina e lo tramuta in un film di personaggi stanchi alle prese con un mondo che cambia, che non capiscono, che forse è troppo tardi per capire: una corsa contro il tempo in cui il protagonista invece sembra avere tutto il tempo del mondo.

Pregi e difetti sotto le righe

Grazie al peso trasferito sulle spalle di un attore dal carisma superiore come Turturro, The Only Living Pickpocket in New York lavora sotto le righe, usa qualche scorciatoia narrativa, pare affetto da un moralismo pensato dai (e per i) boomer e un po’ si dilunga nonostante la durata stringata, ma sono difetti coerenti con lo stile di vita del suo protagonista e con il mood del film, e Segan fa la cosa giusta quando decide di puntare sui personaggi più che sull’intreccio, sull’atmosfera, sui luoghi e sulla musica di Gary Lionelli più che sull’azione.

Soprattutto, sfrutta bene il parterre di grandi attori in piccoli ruoli, in particolar modo Giancarlo Esposito nei panni del detective Warren e Steve Buscemi in quelli di Ben, gestore di un banco di pegni e ricettatore (c’è anche Jamie Lee Curtis, ma della sua apparizione meglio non rivelare nulla). Loro sono i primi a essere rilassati e gioviali, ad accogliere ciò che accade nel racconto nello stesso modo sereno con cui accolgono il pubblico. È per questo che il film appare migliore di come probabilmente è davvero: perché sceglie di andare controtempo rispetto al momento storico, di stare “nel chill” anziché agitarsi, di appoggiarsi addosso allo spettatore come il plaid con cui ci scaldiamo nelle serate invernali.

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