The Well, la recensione
The Well avrebbe tutte le carte in regola per un bell'omaggio ai classici dell'horror italiano, ma non sempre è all'altezza delle ambizioni
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La recensione di The Well, l’horror diretto da Federico Zampaglione in sala dall’1 agosto.
Pochi generi dipendono quanto l'horror dalla capacità del regista di architettare visivamente un film, e sono quindi spartiacque così spietati fra chi ha o non ha il famoso "tocco". Ambientazione, fotografia, montaggio e soprattutto colonna sonora (pensiamo ad Argento) sono pezzi fondamentali, ma vanno integrati da una visione che nel caso dell'horror - spesso meno dipendente da dialoghi e struttura narrativa - coincide soprattutto con l'abilità ad orchestrare gli elementi in scena, trovando nell'inquadratura, nel gioco prospettico/luministico, nella scelta dei piani e delle espressioni, il senso della paura.
È rivelatorio che The Well funzioni meglio nelle scene introduttive e di calma, quando gli elementi tecnici che giocano in favore del film possono essere sfoggiati senza grandi sforzi di messa in scena. L'arrivo in pullman nel paesino di Sambuci, o le scene in cui Lisa (Lauren LaVera) lavora al restauro di un misterioso dipinto maledetto, sono piacevoli perchè si accontentano di mostrare con inquadrature semplici e ben centrate quel lavoro scenografico e sugli ambienti che è la parte migliore del film. L'atmosfera fa sentire a casa l'appassionato del genere, che ci ritrova il gusto per le ambientazioni gotiche e le belle facce da caratteristi (Melanie Gaydos) che è proprio ciò che serve a un cinema di revival come questo.