Tony – Diario di un giovane cuoco, la recensione: Dominic Sessa ci racconta Bourdain
Basato sull’autobiografia Kitchen Confidential, Tony – Diario di un giovane cuoco è un accattivante coming of age sulle prime esperienze di Anthony Bourdain in ambito culinario.
A poche settimane di distanza dal calo del sipario sul gran finale di The Bear (serie che, per buona parte delle sue cinque stagioni, ha suscitato notevoli entusiasmi fra critica e pubblico in un’epoca in cui la televisione ha dato origine a una gigantesca fascinazione collettiva per le figure degli chef), anche il cinema torna a dedicarsi al microcosmo della cucina. Se nel 2009 era stata una mimetica Meryl Streep a prestare il volto alla celeberrima Julia Child nella commedia biografica Julie & Julia di Nora Ephron, con Tony – Diario di un giovane cuoco i riflettori si spostano su un altro personaggio strettamente legato alla cultura di massa: lo chef newyorkese Anthony Bourdain, diventato anche una superstar del piccolo schermo fino al suo improvviso suicidio nel 2018, pochi giorni prima di compiere sessantadue anni.
Tony prima di Bourdain: ritratto dello chef da giovane
Un nome che, tuttavia, verrà pronunciato soltanto nell’epilogo: per tutto il film il protagonista è semplicemente Anthony, o piuttosto Tony, come preferisce farsi chiamare, quasi a sancirne la distanza siderale dall’icona del futuro grande chef. Tony – Diario di un giovane cuoco è ambientato infatti nel corso dell’estate del 1975, quando Tony, impersonato da Dominic Sessa, è un diciannovenne che si è appena diplomato e coltiva il progetto di dedicarsi alla scrittura creativa; perlomeno fin quando la convinzione di ottenere una borsa di studio presso una prestigiosa università non viene infranta di colpo. Seguendo un impulso sentimentale, il ragazzo decide allora di abbandonare la natia New York per trasferirsi a Cape Cod, in Massachusetts, sulle orme di Nancy (Emilia Jones), l’ex compagna di liceo di cui si è infatuato.
Il modello dell’opera di Matt Johnson è dunque quello di un canonico coming of age in cui il protagonista, per la prima volta lontano dagli agi e dalla sicurezza dell’alveo familiare, intraprende un percorso di scoperta e definizione di se stesso, dividendosi fra gli immancabili vagheggiamenti romantici e le sfide dell’età adulta. E per sbarcare il lunario (e guadagnarsi un’amaca su cui dormire), Tony si ritroverà a lavorare come lavapiatti in un piccolo ristorante di pesce, sotto lo sguardo protettivo di uno chef ispanico interpretato da Antonio Banderas, con un perfetto amalgama di severità e benevolenza. Il rapporto fra mentore e allievo si rivela non a caso il vero nucleo tematico di un racconto di formazione sviluppato come un tipico morality tale.
L’allievo irrequieto di Dominic Sessa e il mentore di un ritrovato Banderas
In tal senso, nonostante negli USA porti i vessilli di A24 (casa di distribuzione contraddistinta da un profilo marcatamente autoriale), il film di Johnson richiama elementi e stilemi propri addirittura del cinema classico, rivisitati secondo le formule molto ‘accessibili’ dei moderni dramedy in voga a Hollywood soprattutto a cavallo fra gli anni Novanta e il nuovo millennio (dalle parti di Will Hunting, per intenderci). L’irrequieto Tony Bourdain del 1975 può apparire un po’ come un novello “giovane Holden”, nel pieno rispetto della tradizione di quegli idoli letterari citati esplicitamente dall’aspirante romanziere, da J. D. Salinger a Jack Kerouac; perlomeno fin quando non comincerà a far luce sulla propria vocazione e, in parallelo, a comprendere che tipo di persona voglia diventare.
Tony – Diario di un giovane cuoco è dunque un film tutto sommato convenzionale ma di notevole efficacia per come sa gestire i vari ingredienti narrativi, e ancor più per la capacità di far leva sull’apporto del cast, a partire da un ottimo Dominic Sessa: dopo il suo apprezzatissimo esordio nel 2023 al fianco di Paul Giamatti nello splendido The Holdovers di Alexander Payne, l’attore ventitreenne torna a calarsi brillantemente in un protagonista sospeso fra spinte ribellistiche e una progressiva consapevolezza. Emilia Jones, star di CODA – I segni del cuore, compensa i limiti dello script grazie al proprio ritratto di Nancy; Leo Woodall, lanciato dalla serie The White Lotus, si conferma una sicura scelta di casting nei panni dell’irresistibile bad boy di turno; mentre Antonio Banderas, reduce da una sequela di improbabili action movie, azzecca finalmente il suo miglior ruolo su un set americano da decenni.