Twin Peaks 3x07 "The Return - Part 7": la recensione
Episodio più lineare del solito per Twin Peaks, ma di grande fascino: tutte le indagini sembrano convergere verso la stessa svolta
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Da un indizio all'altro, da uno spunto al seguente, l'anima investigativa rappresentata dal tentativo di Hawk di decifrare il suggerimento della Signora Ceppo arriva ad un punto di svolta. Le pagine ritrovate la scorsa settimana si confermano come fogli strappati dal diario di Laura Palmer. Sono tre di quattro, attendiamo ancora di trovare l'ultima. Lavorando su ciò che hanno, Hawk e Truman ricollegano il contenuto alla figura dell'agente Cooper e alla notte in cui attraversò il varco della Loggia per riportare a casa Annie. Sono proprio le parole di Annie Blackburn a mettere i due sulla buona strada, frasi scritte “dall'oscurità di un futuro passato” in cui il concetto di tempo lineare non esiste, e che possono ritrovarsi a ritroso nelle pagine scritte da Laura. Tutto questo era stato raccontato in una scena degli ormai famosi Missing Pieces.
Qualcosa di simile accade anche con Harry Truman, di cui non sentiamo la voce ma di cui capiamo meglio la grave situazione personale. Un'altra sfida, più intima, che però non vedremo raccontata. Frank ascolta la voce del fratello, quindi chiede un confronto a Will. I pezzi non si incastrano, ma qualcosa emerge, un sospetto forse, qualcosa che accadde circa 25 anni prima, all'indomani della famosa notte nella Loggia. Ancora facendo riferimento ai Missing Pieces, che danno una prospettiva più allargata all'ultima scena della serie classica, ricordiamo i comportamenti da subito strani di Cooper di fronte a Harry e Will. Proprio Will ricorda come poco tempo dopo Cooper (che noi sappiamo non essere Cooper) si recò a trovare Audrey, all'epoca in coma per l'esplosione alla banca.
Gordon ha la conferma di ciò che sospettava fin dal principio. Per un uomo come lui, degno collaboratore del Cooper che si affidava a metodi Zen, le sensazioni di una persona di fiducia valgono più delle impronte digitali, soprattutto se queste ultime sollevano più dubbi che certezze. “It's yrev, very good to see you again, old friend”, aveva detto Cooper a Gordon durante il loro primo incontro. La parlata al contrario, con tutta l'idea simbolica di specchi, rovesciamenti, doppelganger che ben conosciamo, ritorna quindi ancora nella scena sull'aereo, meglio contestualizzata.
A proposito di impronte digitali, abbiamo progressi anche nella divisione Blue Rose, chiamiamola così. Stavolta la traccia del maggiore Briggs sembra più importante di quelle trovate negli anni precedenti. C'è un corpo, quello decapitato che abbiamo visto all'inizio del revival, ma l'età non coincide affatto.
David Lynch fischia nel suo ufficio, indifferente al fungo atomico che esplode nella parete alle sue spalle, e tutto assume una dimensione più riflessiva. L'uomo dietro e davanti alla macchina da presa che ci invita a respirare con calma mentre ci chiediamo se quei rumori avvertiti da Benjamin Horne e da Beverly Paige sono lo spirito inquieto di Josie Packard. Mentre scopriamo nei titoli di coda che i tre poliziotti andati a interrogare Dougie sono fratelli. Mentre diamo un senso all'impercettibile stacco temporale nell'ultima scena al diner (confrontiamo le persone a sinistra prima e dopo l'ingresso dell'uomo che chiede se qualcuno ha visto un certo "Bill" o "Bing", almeno questo è il nome che appare nei credits). Mentre un inserviente spazza il pavimento del roadhouse per circa tre minuti. David Lynch è dietro tutto questo. Con calma, fischiettando.
In fondo il tempo non si muove in una sola direzione.