Una bugia per due, la recensione
L'esordio alla regia dell'attore Rudy Milstein è un mix vincente di commedia sentimentale e satira politica.
La recensione di Una bugia per due, il nuovo film diretto da Rudy Milstein, in arrivo al cinema dall’1 febbraio.
Louis (Vincent Dedienne) è un avvocato alle prime armi, troppo gentile e sottomesso per essere preso sul serio dai colleghi. Tutto cambia quando il suo studio legale assume la difesa di una multinazionale di pesticidi accusata di aver provocato tumori ad alcuni impiegati. A Louis viene infatti diagnosticato un cancro, cosa che lo rende preziosissimo nei negoziati con l’associazione delle vittime. Improvvisamente la sua carriera decolla, e quando scopre di non essere davvero malato, mente, non riuscendo a rinunciare ai vantaggi della sua falsa condizione.
È un peccato che la distribuzione italiana abbia voluto tradire il titolo originale del film. In quel Je ne suis pas un héros c’è tutto lo statementpolitico di Milstein. Che, certo, racconta il germogliare di una coscienza sociale in un uomo vigliacco (“non un eroe”), una specie di anti-Erin Brockovich, che rischia di fare la cosa sbagliata in un sistema dove grandi potenze economiche distruggono impunite la vita e i corpi dei lavoratori. Ma fa anche, più sottilmente, un film sull’importanza che l’ostentazione di eroismo ha assunto nella comunicazione politica odierna. Il punto non è più solo che le multinazionali avvelenano gli operai, ma se una donazione da un milione basterà a comprarne il silenzio ed evitare un danno d’immagine (ricorda qualcuno?).