Una moglie bellissima
L'esistenza di una coppia semplice viene messa in crisi da un'offerta allettante. Personaggi risibili, regia dilettantesca e filosofia spicciola: il Pieraccioni style colpisce ancora...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloUna moglie bellissimaRegiaLeonardo PieraccioniCastDi tutti i successi a sorpresa, quello costante e duraturo di Pieraccioni non finisce di stupirmi. Cosa ha di interessante questo comico mediocre e regista nullo da piacere così tanto ai nostri connazionali? Forse, sarà proprio la vacuità e il qualunquismo estremo, che evidentemente rappresenta bene l'italiano medio. Se è così, Una moglie bellissima, con la sua solita morale banalissima e i dubbi perfetti per essere discussi in un talk show, sarà un grande successo.
Iniziamo dalle note positive, anche perché si fa in fretta: Ceccherini (di gran lunga, come solito, la cosa migliore di queste pellicole) e in parte Rocco Papaleo. Veniamo invece ai problemi.
Intanto, anche se guadagna un sacco di soldi, qualcuno dovrebbe spiegare a Pieraccioni che monologare di fronte alla cinepresa non significa fare cinema. Ad un certo punto, rivolgendosi alla moglie, si chiede "ma che parlo da solo?". Appunto, a tratti è proprio così, peccato che non dica nulla di divertente. E se il Pieraccioni attore è semplicemente mediocre, quello regista mostra come solito una devastante sciatteria, che sarebbe (solo in minima parte) scusabile in un esordiente, ma che è vergognosa nell'ottava pellicola firmata. Tanto per capire la professionalità di certe scelte (se così si possono chiamare un abuso smodato di camera fissa e delle inquadrature risibili), prendiamo ad esempio una scena. Da una parte, il tramonto; dall'altra, il controcampo con i due protagonisti, che mostra dietro di loro una luce da due-tre di pomeriggio. Era proprio impossibile girare all'ora giusta? O almeno mettere un filtro notturno (lo faceva anche Ed Wood, perdinci!).
Impossibile prendere sul serio un film in cui anche i peggiori problemi si risolvono magicamente in un attimo e in cui gli incidenti (che siano una barca che esplode o una boccia per i pesci che cade) non hanno praticamente conseguenze.
Verrebbe voglia di parlare di fallimento totale. Peccato che fallisce chi osa, mentre Pieraccioni è l'emblema del vuoto totale che sembra avvolgere sempre di più il nostro Paese. E che la sua demagogia rappresenta perfettamente..