Venezia 69: At Any Price, la recensione
Presentato oggi al Festival At Any Price di Ramin Bahrani, un film solido e ben articolato trainato dalla performance di un Dennis Quaid eccezionale...
Il popolarissimo critico cinematografico Roger Ebert ha definito nel 2009 Ramin Bahrani come “il regista americano del futuro”, confermando quanto già scritto dalla rivista Screen nel 2006.
Il rischio di bruciarsi era alto, oltretutto alla luce del fatto che in fase di casting siano stati scegli due attori più che mai dal richiamo “glamourous” come Zac Efron e Dennis Quaid. Il risultato? Apprezzaibile, non eccezionale, ma sicuramente di livello.
Ciò che rende questo film più che mai interssante sono i suoi personaggi, in particolare quello interpretato da uno straordinario Dennis Quaid, imprenditore agricolo nelle campagne dell’Ohio più che mai ossessionato dal lavoro e dal peso di portare sulle proprie spalle una tradizione familiare da sempre ricca di successi. E’ un furbo che ogni tanto aggira le regole, un delinquente che neanche si rende conto di come i suoi comportamenti siano spesso deprecabili, e non è un caso se entrambi i suoi figli gli si sono ribellati contro, il primo partendo per l’Argentina rifiutando di raccogliere il testimone dell’azienda ed il secondo decidendo che il suo futuro sarà nell’automobilismo.
Bahrani lascia che siano i personaggi a trainare il film e fa della storia di questa riconciliazione filiale il pretesto per raccontare un business (quello del grano) e una parte di provincia americana (l’Iowa dei proprietari terrieri di oggi) poco indagata dal cinema contemporaneo. Sono poche le semplificazioni, c’è qualche elemento che sembra un po’ forzato (per replicare concettualmente il percorso di tuo padre non devi per forza anche condivdere la sua stessa amante), ma in generale At Any Price risulta un bel dramma familiare.
L’ultima considerazione è da dedicare a Zac Efron, bravo e convincente, nei limiti del suo personaggio, ben più di quanto abbia mai fatto prima.