Venezia 69: Passion, la recensione
Presentato in concorso al Festival di Venezia, Passion di Brian DePalma è un buon thriller senza particolari picchi, ma comunque gradevole...
Lei e lei, Rachel McAdams e Noomi Rapace. Siamo a Berlino, negli uffici di un’agenzia pubblicitaria internazionale. Le due sembrano piacersi ben più che solo come amiche, ma una è la capa dell’altra ed è pronta a tutto pur di far carriera, anche a rubare un’idea non sua....
E’ chiaro che al maestro stia mancando l’ispirazione: in questo ennesimo noir della sua filmografia ci sono alcune belle intuizioni come il sogno carcere/cas,a l’utilizzo del suo solito split screen, stavolta caratterizzato dalla divisione dello schermo tra una scena di balletto e una di omicidio, ma la sensazione generale che si percepisce è che si voglia semplicemente portare a casa un film, e il risultato è mediamente buono.
E così anche quel tema del doppio e delle maschere che altre volte erano stati punti di forza di DePalma, qui vengono buttati dentro senza dargli nessuna lettura particolare o spessore. Niente di male, il film funziona lo stesso, le attrici sono brave (sia la Rapace che la McAdams) e se non fosse per gli ultimi due minuti, quelli di un “finale nel finale”, sarebbe difficile muovere qualche critica a De Palma se non quella di aver realizzato un film senza particolari ambizioni.