Venezia 70: Giovani Ribelli - Kill Your Darlings, la recensione
Presentato fuori concorso a Venezia Kill Your Darlings - Giovani Ribelli, il film di John Krokidas con Dane DeHaan e Daniel Radcliffe. Ecco la nostra recensione...
Giovani Ribelli - Kill your darlings racconta la storia di Lucian Carr (Dane DeHaan), una figura centrale nello sviluppo di Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe) nonché migliore amico ai tempi della frequentazione della University of Columbia.
Siamo a metà degli anni ’40: la guerra sta per iniziare e il suo caotico clima pervade anche l’ambiente universitario. C’è una tangibile aria di ribellione. Perlomeno questo è quello che sentono Lucian, Allen e l’ultimo membro Jack Kerouac, vincolati da un sistema che porta le stesse regole claustrofobiche della metrica poetica insegnata tra i banchi, nella quale i protagonisti non scorgono più alcun vitalismo.
Ripercorrendo le fila dell’Attimo Fuggente, Kill your darlings si sofferma più sulla genesi del gruppetto di amici che non sulla minaccia dell’omicidio, scalzando a tratti il tema dell’omosessualità in virtù di quello inerente alla perdita dell’innocenza quale passaggio obbligatorio per la formazione dell’individuo.
Daniel Radcliffe passa dallo stringere il diario di Tom Riddle alla stesura saggistica dimostrando una convinzione più matura dell’ultima prova in The Woman in Black. Tuttavia, in alcuni punti la sua immobilità danneggia la chimica del rapporto con Dane DeHaan, salvo poi annullarsi nelle scene di sesso dove Radcliffe torna ad una espressività più sfaccettata. Il grande utilizzo di primissimi piani e dettagli conferma le supposizione sull’incapacità di regalare una tenuta attoriale solida per l’intera pellicola. Quando infatti lo schermo lo divide con DeHaan, l’attenzione vira su quest’ultimo in un gioco di riequilibri di importanza che sfugge anche alle più mirate pianificazioni della sceneggiatura.