Vikings 4x04 "Yol": la recensione
Quarto episodio di Vikings, la serie di History Channel
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Un cambiamento che, in una triplice veste, porta il nome dei figli di Ragnar. Nel frattempo il protagonista si isola da tutto e da tutti e il mondo intorno a lui cambia a velocità sorprendente. Forse a questo mirava Aslaug nel momento in cui gli ha dato via libera con Yidu, la donna orientale che si rivela essere per certi verso il riflesso di Athelstan. Non la moralità e la fede del monaco, ma la capacità di entrare in contatto con una dimensione mistica che permetta allo jarl di sfuggire a quella realtà che sente sempre meno come sua: è questo ad affascinare Ragnar.
Qualcosa, più di qualcosa, dovrà necessariamente cambiare già dal prossimo episodio. Ragnar, più che ferito, appare come un uomo stanco della vita, che corteggia la morte e il mistero del sovrannaturale in tutte le forme che gli vengono concesse. La minaccia di Harald, che si suppone conoscesse già Aslaug, è troppo improvvisa e calata dal nulla, ma quantomeno risveglia dal torpore gli abitanti di Kattegat, fino ad ora spettatori passivi di quanto accadeva di importante nel mondo. Se Ragnar appare debole – ma aspettiamo di conoscere la sua reazione – questi primi quattro episodi ci hanno raccontato, quasi mai direttamente ma sempre per paragoni lontani, il soprasso di Bjorn, che rimane il portavoce di questa nuova generazione che scalpita.
Lagertha sempre nascosta, e ci dispiace, ma più deludente è il trattamento riservato a Rollo. Che potrà anche essere fonte di divertito imbarazzo per lo spettatore e per la corte francese, ma serve solo a far passare in fretta ad uno stadio successivo una storyline che finora ci aveva raccontato tutt'altro.